Lodi, 5 luglio 2018 - La squadra mobile di Lodi ha condotto un’indagine sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia, la cui competenza riguarda anche la tratta di essere umani, riuscendo ad individuare e a far arrestare una ‘madame’ nigeriana che aveva fatto giungere in Italia, attraverso i barconi, una connazionale minorenne, dopo averla soggiogata tramite rito vodoo, e poi, prelevata dal centro di accoglienza, l’aveva costretta a prostituirsi per ‘ripagare’ il suo debito. Le indagini da parte della Questura di Lodi hanno avuto inizio nel settembre 2016 quando la ragazzina, costretta a prostituirsi a Monza, riesce a chiedere aiuto e viene portata in una comunità protetta nel Lodigiano. La giovane racconta la sua storia agli agenti della Squadra mobile, guidata da Alessandro Battista: prima di partire era stata vincolata ad una promessa solenne di ripagare il debito del viaggio tramite rito vodoo, prassi consolidata nei villagi della Nigeria. La giovane, 15 anni, affronta il duro viaggio attraverso la Libia e, insieme ad altri migranti, la pericolosa traversata del Mediterraneo a bordo di un gommone, aprodando, nel 2015, in un Cie. La connazionale A.K., di circa 35 anni, la porta via e la conduce a Bergamo, dove vive.

Le dice che il suo debito per il viaggio è di 25 mila euro e per ripagarlo la costringe a prostituirsi a Monza per diversi mesi, finché la ragazzina, disperata, non trova protezione. La Mobile di Lodi, in base agli elementi raccolti, inizia un’indagine con intercettazioni, controlli, individuazione fotografiche, coinvolgendo anche i colleghi di Monza e Bergamo. Nel quadro emerge lo sfruttamento anche di un’altra ragazza. Ad inizio 2018 viene emesso un ordine di carcerazione per la madame, resasi irreperibile, che viene trovata infine dai carabinieri di Bergamo, in seguito ad un suo ricovero in ospedale. Ora la donna è in carcere a Bergamo con le accuse di tratta di essere umani e sfruttamento della prostituzione con minorenne. La ragazza, invece, ha intrapreso un percorso di recupero e ora ha una vita normale. La Questura a fine novembre aveva già arrestato 7 nigeriani richiedenti asilo che avevano ‘importato’ delle connazionali, riducendole in schiavitù e costringendole a prostituirsi sulla Binasca.