L’impianto sequestrato a Calcinato
L’impianto sequestrato a Calcinato

Lodi - I fanghi da depurazione inquinati sarebbero stati sversati anche nei campi di Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo e Lodi. É quanto emerge dall’inchiesta dei carabinieri forestali e della Procura di Brescia su un presunto traffico illecito da 150mila tonnellate di fanghi da depurazione.

Coinvolti non solo terreni del Bresciano, quindi, ma anche nella provincia di Lodi attraverso contoterzisti che regalavano ai contadini sia la concimazione con “gessi da defecazione”, uno dei possibili prodotti dei ciclo dei fanghi, sia un’aratura. Al centro dell’inchiesta, che ha portato al sequestro per equivalente di quasi 13 milioni di euro e a 15 indagati, c’è l’azienda Wte di Brescia, che per l’accusa non procedeva al normale trattamento, ma si limitava a raccogliere in tre depositi il materiale e a farlo poi buttare nei campi, inserendo gesso invece di calce. Il prodotto veniva sparso come concime sulle coltivazioni di mais per i maiali e di grano che finiva in tavola.

Tra gli indagati ci sono anche due nomi noti per altre due vicende lodigiane. Si tratta di un alto dirigente dell’Aipo, già inquisito e poi assolto nel 2009 per la “Rifiutopoli lodigiana” e di un geologo che ora risulta lavoriper la Wte e che lavorava invece per la società Cre all’epoca di un’altra inchiesta sui fanghi condotta dalla polizia provinciale di Lodi . Non è la prima volta, infatti, che il Lodigiano è al centro di un traffico sospetto di fanghi agricoli.

L’ultimo caso risale appunto al 2016, quando la Procura di Milano accertò "innumerevoli episodi di gestione illecita" (si parla di 400 operazioni di illecito spandimento) di rifiuti operata della società Cre, in relazione ai fanghi da depurazione ritirati e gestiti dalla ditta. Più di 110mila tonnellate che tra il 2012 e il 2015 furono sversati illegalmente nelle province di Lodi, Cremona e Pavia.