Sportello anagrafe
Sportello anagrafe

Lodi, 11 giugno 2019 - Vogliono essere entrambe genitrici, non solo moralmente, ma anche legalmente, del loro bimbo di 2 anni. Ma l’anagrafe ha accettato l’iscrizione, nel 2017, alla nascita, solo della madre biologica. Da allora la coppia prima in autonomia, poi col supporto di un legale, ha portato avanti alcune richieste all’anagrafe e alla sindaca Sara Casanova fino alla decisione di rivolgersi al Tribunale affinché ordini al Comune il riconoscimento del minore anche all’altra mamma, «in qualità di genitore sociale». L’udienza di comparizione avrà luogo il 25 giugno. Ma il Comune, che ha ricevuto la notifica del ricorso il 29 aprile, ha deciso in questi giorni di astenersi dalla costituzione in giudizio, cosa che avrebbe comportato anche un onere. Il motivo principale, comunque, non è economico: «Ci sono state solo mail di corrispondenza privata – affermano da palazzo Broletto –. La sindaca ha solo confermato l’impossibilità giuridica di redigere quell’atto. Inoltre non esiste legalmente un “genitore sociale”, né c’è mai stato un diniego formale da parte dell’ufficiale di Stato civile».

Il Comune aveva suggerito in sostanza alla coppia di avviare un iter di riconoscimento del secondo genitore in Tribunale, atto che poi l’anagrafe avrebbe dovuto solo recepire, lasciando al legislatore, dal livello locale a quello Costituzionale, la decisione su una materia tanto dibattuta. «In Italia non c’è ancora una legge sul riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali, ma alcuni comuni, come Torino, cui ci siamo pure rivolti, effettuano comunque le registrazioni per chi risiede nel Torinese – spiega l’avvocato della coppia, Riccardo Cioffi –. Le mie clienti, due insegnanti, una sulla trentina e una sulla quarantina, che convivono da qualche anno, avevano scritto all’Anagrafe ottenendo un diniego. Quindi si sono rivolte a me: ho tentato, invano, un approccio stragiudiziale quindi ho presentato ricorso in Tribunale per l’affermazione di un diritto».

«Anche se non c’è un obbligo di legge – aggiunge –, i presupposti per il riconoscimento ci sono perché si tratta di una famiglia convivente, solida, con una stabilità economica. Entrambe le donne, e in particolare la madre naturale, soffrono molto questa situazione: una di loro, legalmente, è come se non fosse nessuno rispetto al loro bambino. Per un comune non è facile dire no e venire in causa, andando contro dei diritti. Se il Comune di Lodi non si presenta sarà contumace: il giudice deciderà cosa fare».