La figlia del cuoco scomparso
La figlia del cuoco scomparso

Lodi, 21 novembre 2019 - Dieci anni di misteri, silenzi, stranezze e indagini che la famiglia definisce “imbarazzanti”. Francesca, figlia fedele, donna coraggiosa, che per amore del padre scomparso si era improvvisata detective, non vuole arrendersi. Neppure ora che ha potuto avviare le pratiche di presunta morte. Strana la storia di Giuseppe Piscopo, 65enne operaio e cuoco napoletano, residente a Sant’Angelo Lodigiano, svanito nel nulla in Nigeria il 21 giugno del 2009. I familiari dell’uomo in questi anni non si sono mai arresi, chiedendo agli inquirenti di andare avanti nelle ricerche.

La moglie Antonietta Silvestro non ha desistito neppure quando il fascicolo è stato archiviato dal tribunale di Lodi, su richiesta dell’ex procuratore di Lodi Vincenzo Russo.  «La procura di Lodi ha indagato per cinque anni, dalla scomparsa del 2009 fino all’archiviazione di dicembre 2014, raccogliendo solo 70 pagine di documenti - fa notare Francesca, uno dei figli di Giuseppe Piscopo -. Da questo elemento già si capisce che non è stato fatto quasi nulla per ritrovare mio padre. Ci sentiamo danneggiati dallo Stato che non ci ha tutelato». Francesca ha però continuato a lottare per scoprire la verità che si nasconde dietro la misteriosa scomparsa del padre. Ha interpellato la Farnesina, ricevendo rassicurazioni fino a un paio di anni fa che sulla vicenda l’indagine era ancora aperta.

Giuseppe Piscopo, che oggi avrebbe 75 anni, dal 2005 lavorava alla Poligof di Pieve Fissiraga dopo aver deciso di spostarsi insieme alla famiglia da Napoli a Sant’Angelo Lodigiano per assecondare il sogno del figlio più piccolo di sfondare nel mondo del pallone. Dopo aver lavorato come cuoco, aveva cambiato professione per tirare avanti. Poi aveva conosciuto Carolina Akpan, una nigeriana, di 38 anni, madre di un bimbo di 7 anni, residente a Sordio, ma con numerosi parenti nel quartiere Pilota di Sant’Angelo. Con lei e altri, a giugno 2009, aveva deciso di partire per Lagos, in Nigeria, insieme a una comitiva di nigeriani.

Da quel giorno nessuno ha avuto più sue notizie. La Akpan era atterrata in Italia il 19 luglio 2009 così come previsto, Giuseppe no. Dalla denuncia della famiglia di Piscopo, presentata solo a settembre 2009, la procura di Lodi aveva iniziato a indagare, partendo dalla Akpan ascoltata come persona informata sui fatti. Nel frattempo, i carabinieri e l’Interpol che indagavano sul caso, scoprono che dal conto corrente di Piscopo erano stati fatti numerosi prelievi tra luglio e settembre 2009 per un totale di oltre 2mila euro. Solo a marzo del 2012 l’ex procuratore capo Vincenzo Russo aveva pronto un mandato di cattura per la Akpan, con le ipotesi di reato di omicidio e soppressione di cadavere. Ma la donna, da sempre unica sospettata, aveva già lasciato l’Italia per tornare - probabilmente - in Nigeria. Sarebbe servito mandare qualcuno a Lagos per concludere le indagini e trovare qualche prova. Ma a maggio del 2014 tutto si era bloccato di nuovo per il parere negativo sulla spedizione investigativa in Africa arrivato dall’ambasciata italiana ad Abusha in Nigeria, definita «troppo rischiosa per i carabinieri». «La Akpan è sicuramente coinvolta nella scomparsa di mio padre - spiega Francesca -. Ci sono intercettazioni chiare tra la Akpan e un suo connazionale residente a Roma in cui parlano dei prelievi col bancomat. Nessuno ha fatto niente per inchiodare questa donna finché era in Italia. Vogliamo sapere la verità su nostro padre». Intanto, la famiglia di Piscopo ha avviato le pratiche per ottenere la certificazione di presunta morte scaduti i dieci anni dalla scomparsa e sbloccare i pochi risparmi.