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19 feb 2022

Il sindaco di Codogno: "Eravamo visti come gli untori. Poi siamo diventati un esempio"

Il ricordo di Francesco Passerini. Il momento più drammatico? "Sicuramente la decisione di trasformare la chiesa del Cristo di via Garibaldi in obitorio"

carlo d’elia
Cronaca
codogno francesco passerini
Il sindaco di Codogno Francesco Passerini

Codogno (Lodi) - Sono passati due anni dall’inizio dell’incubo. Mentre a Wuhan la Cina combatteva contro il Coronavirus e il mondo iniziava a tremare, Codogno registrava un triste primato: il paziente 1, il primo caso certificato di Covid in Europa. Francesco Passerini, 37 anni, sindaco di Codogno, è abituato ad affrontare le difficoltà con coraggio. Lo aveva già fatto in passato nella sua vita privata. Ma mai avrebbe pensato di trovarsi in prima linea in una situazione così drammatica per tutto il Paese.

Sindaco Passerini, cosa ricorda del 20 febbraio 2020?
"Ricordo la telefonata dell’allora prefetto di Lodi Marcello Cardona arrivata a mezzanotte, ricordo la paura di quella notizia. Bisognava fare presto, prendere decisioni mai viste prima. Dovevamo chiuderci in casa, isolarci dal resto del mondo. Ripensandoci mi viene ancora la pelle d’oca, sento ancora i brividi sulla schiena".

Aveva capito subito la gravità della situazione?
"Dopo qualche ora di chiamate la situazione si stava delineando. La notte del 20 febbraio mi sembrava fosse durata 30 ore, invece abbiamo lavorato da mezzanotte alle 7 del mattino. Poi in tre minuti di riunione di Giunta avevamo deciso di prendere la decisione di chiudere la città. Da quel momento era iniziata la nostra resistenza".

Nei primi giorni i cittadini di Codogno venivano visti come “untori“. Le è dispiaciuto?
"All’inizio avevo visto scene aberranti. Codognesi respinti e altre situazioni sgradevoli. Ora però qualcosa è cambiato. Sicuramente mi è dispiaciuto. Ma devo dire che in questi due anni abbiamo ricevuto un’ondata di sostegno importante da tutta Italia e non solo".

Qual è stato il momento più drammatico?
"Sicuramente la decisione di trasformare la chiesa del Cristo di via Garibaldi in obitorio. Era metà marzo 2020 e sapevamo più dove mettere le nostre bare. In quel momento avevo pensato di non farcela. Con 54 decessi solo in un giorno a Codogno, una situazione inimmaginabile. Ricordo il bollettino e avevo pensato “No c’è un errore“. E invece era tutto vero".

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