Lodi, 7 settembre 2018 - Poco prima delle 8 è scattata la perquisizione in Tribunale a Lodi. Alcuni carabinieri in borghese si sono presentati nella sede di viale Milano, nell’ufficio del presidente della sezione civile Tito Ettore Preioni, indagato per corruzione in atti giudiziari. Il giudice di Lodi ha assistito all’attività degli inquirenti che avrebbero anche portato via per analizzarlo un pc dal suo ufficio.

Il quadro accusatorio riguarda la nomina a presidente del Tribunale di Cremona cui Preioni, 65 anni, a Lodi dal 2012, avrebbe puntato. Indagato con lui il collega Giuseppe Bersani (presidente di sezione penale e facente funzioni di presidente a Cremona, per anni giudice per le indagini preliminari a Piacenza). Una bufera giudiziaria scoppiata a fine giugno che corre lungo il Po e arriva a scalfire il Consiglio superiore della magistratura (organo di autogoverno dei giudici). Ieri mattina, i carabinieri di Venezia hanno perquisito gli uffici dei due indagati nei rispettivi uffici di Lodi e Cremona. Nella vicenda è finito anche l’avvocato piacentino, curatore fallimentare, Virgilio Sallorenzo che, secondo l’indagine partita da Venezia, procacciava utili incontri a Roma. Secondo la procura di Venezia, Sallorenzo avrebbe pagato una trasferta (con treno, pranzo e albergo) nella Capitale ai due giudici per incontrare un avvocato romano e arrivare a un membro laico del Csm. Si tratterebbe di una spesa totale di circa 2mila euro. Alla trasferta avrebbero partecipato i giudici Preioni e Bersani.

Durante la missione romana i due giudici avrebbero dovuto contattare un componente laico del Csm (Paola Balducci, ex parlamentare dei Verdi) per cercare voti fondamentali per garantire a Preioni l’incarico di presidente del Tribunale di Cremona. Un appoggio che poi non è stato trovato. La nomina infatti è andata al magistrato Anna di Martino (ex gup di Brescia) che si insedierà il 10 settembre. Le accuse sono ancora tutte da dimostrare, ma un altro aspetto delicato dell’indagine riguarda il ritorno lavorativo che avrebbe ottenuto il curatore fallimentare. Secondo l’accusa, l’avvocato piacentino avrebbe ricevuto un incarico professionale relativo a curatele e fallimenti proprio dalla toga lodigiana che era in corsa per la promozione.