L'esterno dell'ospedale di Codogno
L'esterno dell'ospedale di Codogno

Codogno (Lodi), 22 febbraio 2020 - All’arrivo dei primi esiti all’ospedale di Codogno è scattato il panico. Il tam tam su una chat interna tra il personale della struttura ospedaliera è scattato intorno alle 20.30 quando sono arrivati gli esiti del primo test dal laboratorio analisi dell’ospedale Sacco di Milano. In quegli istanti tutto il personale presente nel nosocomio non aveva ancora indossato mascherine e guanti in lattice per proteggersi dal possibile contagio. «Appena arrivata la notizia della prima positività dal Sacco non sapevamo cosa fare e come gestire un’emergenza così importante - spiega il medico dell’Asst di Lodi -. Io e altri colleghi presenti con me non abbiamo ricevuto indicazioni chiare dai nostri coordinatori per capire come agire e quale protocollo aziendale mettere in campo. Ovviamente è scattato il panico perché nelle ore che il 38enne è rimasto ricoverato da noi sono tanti tra personale medico e infermieri che sono entrati per curarlo a stretto contatto con il paziente. Qui quasi tutti abbiamo famiglia e qualcuno anche figli piccoli».

La situazione è poi degenerata con la conferma arrivata poco prima dell’una di giovedì notte. Così, una paio di ore dopo, intorno alle 3, sono scattate le telefonate da parte di alcuni responsabili dell’Asst di Lodi, che chiamando singolarmente tutto il personale sanitario ha cercato di ricostruire, su richiesta diretta della Regione Lombardia e del Ministero della Salute, chi tra medici e infermieri presente in ospedale a Codogno ha avuto un diretto contatto con quelli il 38enne e la moglie che sono risultati essere infettati dal Covid-19. «Ho saputo che sono arrivate delle telefonate dall’azienda per sapere che tipo di contatto c’è stato con il 38enne ricoverato - dice il medico lodigiano -. Alcuni colleghi dovranno sottoporsi al test. Probabilmente lo farò anch’io, ma chiedendo di sottopormi ai controlli spontaneamente»