I manifestanti
I manifestanti

Cornegliano Laudense (Lodi), 11 settembre 2016 - "Una bomba sotto i nostri piedi". I residenti di Cornegliano sono preoccupati perché un impianto di stoccaggio gas, come quello che sta sorgendo a poche decine di metri dal centro abitato e a meno di cinque chilometri da Lodi, non fa dormire sogni tranquilli. Dopo le fiammate viste settimana scorsa poi, alte diversi metri come lingue ardenti nel cielo, la tensione è alle stelle. In strada, ieri, sono scesi soprattutto famiglie e bambini, accompagnati da attivisti di diverse associazioni contrarie allo stoccaggio del gas. Nessuna figura istituzionale. Il sindaco Matteo Lacchini, che nei giorni scorsi ha chiesto chiarimenti a Ital Gas, non si è schierato al fianco dei suoi cittadini.

Una cinquantina di persone in totale, arrabbiate e impaurite. "Lodi e Cornegliano, oasi pronte per essere distrutte" e "Lodigiano terra dei fuochi", recitavano alcuni dei cartelli esposti. L’impianto che Ital Gas Storage sta realizzando a Cornegliano, in grado di accogliere in sovrappressione 2 miliardi di metri cubi di gas naturale, verrà attivato nel 2017. Intanto i lavori proseguono senza sosta, insieme alle prove tecniche. La prima fiammata si era vista dal cluster B con la fiaccola per la combustione controllata che aveva brillato per diverse ore, sfoggiando vampate di fuoco visibili a centinaia di metri. Erano prove di spurgo, ma a Cornegliano né il sindaco e tanto meno i residenti erano stati informati dalla società. «Giornate invivibili», hanno già lamentato i cittadini. E l’impianto non è ancora in funzione. Alle prime fiammate erano state numerose le telefonate ai vigili del fuoco per segnalare un presunto incendio dal maxi impianto di stoccaggio del gas.

"Ho chiamato l’Arpa per capire cosa fare – spiega una delle manifestanti –. Non sappiamo se scappare o barricarci in casa. Vivere con questa incertezza è impossibile". Nel corteo organizzato a Cornegliano anche il parroco del paese Francesco Manera, che non ha mai nascosto il suo disappunto. Le prime perforazioni del sottosuolo per la realizzazione dei primi 4 dei 14 pozzi hanno preso avvio a inizio luglio e dureranno per circa un anno. Ma per gli attivisti, ancora oggi, l’impianto non rispetterebbe le leggi nonostante l’ok incassato dal ministero dello Sviluppo Economico. "La direttiva Seveso non viene rispettata – spiega Enrico Duranti, No Triv –. La legge esiste, ma in Italia non siamo capaci di applicarla".