Codogno (Lodi), 21 agosto 2018 - Venerdì sera il paziente si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale di Codogno, nel Basso Lodigiano, con un forte dolore alla parte destra del basso ventre. Sintomi inequivocabili per i medici in servizio che subito hanno diagnosticato un caso di appendice infiammata. Un caso semplice, che però necessita di un’operazione. Dopo qualche minuto il paziente era pronto per l’intervento chirurgico. Aveva indossato il camice verde per la sala operatoria, gli era stata depilata la zona del corpo che il chirurgo avrebbe dovuto incidere col bisturi. Poi, tra i dolori, ha dovuto aspettare un’ora e mezza. Il tempo necessario per far arrivare in ospedale il chirurgo in pensione, che ora lavora in libera professione e che dal 16 luglio è l’unico riferimento dell’Asst di Lodi per gli interventi che si tengono nel presidio ospedaliero di Codogno.

Nell’ultimo anno, infatti, nella chirurgia dell’ospedale della Bassa c’è stato un fuggi-fuggi di chirurghi. Solo due sono quelli rimasti in servizio, ma che da oltre un mese sono stati affiancati da un medico di più esperto che li segue in sala operatoria. A questo problema si aggiunge anche l’assenza del primario. I dirigenti dell’Asst di Lodi hanno ottenuto da poco dalla Regione Lombardia il via libera per indire un concorso che nomini il nuovo capo della chirurgia di Codogno. Ma i tempi non saranno brevi e la nomina non arriverà prima di Natale.

La situazione è preoccupante. Ma sul caso specifico di venerdì minimizza il capo dipartimento della chirurgia, Costantino Bolis: «L’appendicite non è un intervento d’emergenza – spiega il chirurgo – Aspettare un’ora e mezza non è un problema. Se fosse stato un caso di emergenza saremmo intervenuti diversamente. Non ho niente da rimproverare all’equipe medica». Sulla questione generale dell’ospedale di Codogno, però, il sindacalista Fsi Usae, Gianfranco Bignamini, chiede risposte chiare all’Azienda: «Si tratta di un caso grave – dice – L’Asst di Lodi sta cercando disperatamente di chiudere il reparto di chirurgia dell’ospedale di Codogno. I medici sono scappati e i soli due rimasti non operano. È una situazione allarmante».

Il sindacato Fsi Usae ha già presentato un esposto alla Corte dei conti, citando l’Asst di Lodi per danno erariale: il chirurgo in pensione, che opera a Codogno in libera professione, ha infatti costi notevoli. Dalla delibera aziendale del 10 luglio, firmata dal direttore generale Giuseppe Rossi, ha decretato che il medico chirurgo dovrà lavorare 432 ore a fronte di un compenso omnicomprensivo di 10.800 euro a decorrere dal 16 luglio al 15 ottobre. Il contratto, quasi sicuramente, verrà rinnovato. «Non è una situazione che siamo disposti a tollelare – conclude Bignamini – Vengono tanti soldi pubblici, ma i rischi per i pazienti sono evidenti e sotto gli occhi di tutti».