Riprodotta una cella uguale a quelle presenti a San Vittore
Riprodotta una cella uguale a quelle presenti a San Vittore

Lodi, 8 novembre 2018 - "Il primo  impatto quando metti un detenuto in una cella è importante. C’è un regolamento che prevede che i condannati, coloro che sono stati appena arrestati o in attesa di giudizio stiano con i ‘pari grado’. Ma poi, se lo spazio viene meno, si fa di tutta un’erba un fascio. Il rischio è di mettere chi è dentro perché ha commesso uno sbaglio con chi è dentro per una scelta di vita criminale". Parole che pesano quelle di Raffaele Ciaramella, che dal 1988 al 2014 ha diretto il carcere di Lodi (dove ha preso servizio dal 1978) fino alla pensione. Ieri   pomeriggio era all’istituto Volta, in qualità di volontario dell’associazione “LosCarcere”, per montare le installazioni delle mostre che, da oggi al 20 novembre (dalle 9 alle 13), accompagneranno mille studenti del Volta, oltre a tre classi del Vegio e una del Merli, nel provare l’esperienza di vivere (un quarto d’ora, a turno) in una cella in muratura sul modello di quelle esistenti a San Vittore a Milano: due metri per quattro (2,70 di altezza), con bagno, 2 letti a castello, tavolo.

"A Lodi c’era un po’ più di spazio, ma la cosa non cambia di molto. I ‘nuovi arrivati’ hanno soprattutto bisogno di essere ascoltati", aggiunge Ciaramella che porta la sua esperienza in “LosCarcere” dal 2015, perché "penso di dover restituire del tempo, portando la mia conoscenza normativa. Lodi è una piccola realtà fatta soprattutto di arrestati in zona, ma fino a una ventina di anni fa riuscivamo a far lavorare esternamente circa 15 di detenuti. Poi più niente: si perde di vista il recupero. Ho vissuto anche il boom dell’arrivo degli stranieri, soprattutto nordafricani e dell’Est Europa, con cui si comunica a gesti. Anche i dirigenti non vanno lasciati soli, altrimenti poi c’è chi perde la testa e si crede padrone".

"Ci hanno chiesto di aprire in alcuni orari extra anche per gli studenti del serale - spiega la docente e volontaria Patrizia Faroni -. Inoltre sabato 10 e 17 novembre possono accedere liberamente in visita anche i cittadini". La mostra “Extrema ratio” illustra i dati su suicidi e recidive, spiegando come avviene l’introduzione in carcere (si viene spogliati dei propri beni) e l’efficacia degli strumenti alternativi di recupero. “Graffiti”, invece, riguarda scatti tratti da celebri prigioni con le incisioni lasciate sui muri dai carcerati tra il 1400 e il 1900: quando, davvero, spesso “si buttava via la chiave” e fuori pendevano le forche.