Una vista dall'alto dello stabilimento
Una vista dall'alto dello stabilimento

Borgo San Giovanni (Lodi), 2 dicembre 2018 - Un luogo abbandonato e potenzialmente pericoloso. Le riprese con un drone da parte di un cittadino hanno permesso di riportare sotto i riflettori l’ex fonderia Sama di Borgo San Giovanni, complesso da oltre 35mila metri quadrati ai confini del paese e in disuso da un decennio. Un tempo erano un punto di riferimento del ricco contesto industriale della zona. Oggi, invece, l’enorme capannone delle Officine Borgo, poi Sama, una fonderia con produzioni specifiche, come quelle per alcuni componenti della celebre Mini minor, che negli anni dell’espansione arrivò a oltre 300 dipendenti, è uno scheletro di cemento e acciaio che continua a far discutere.

Finita all’asta per la prima volta nel 2011, per un valore di 3 milioni e 833mila euro, l’ex Sama non ha mai trovato un compratore. E dopo l’ultimo tentativo a vuoto, nel settembre 2015, il curatore fallimentare, una volta autorizzato, aveva rinunciato ufficialmente a liquidarlo. Pochi anni fa era anche sfumata a Borgo l’ipotesi di realizzare all’interno della Sama un maxi magazzino per la rimessa degli autobus Sila. 

Le riprese fatte con un drone da un residente di Borgo, Alberto Zimbalatti, pochi giorni fa, nel sito industriale, hanno permesso di riaccendere il dibattito sullo stato di conservazione e sui potenziali rischi per la grande quantità di amianto che costituisce il tetto della struttura. "Bisogna incentivare Regione Lombardia a bonificare la zona", è l’appello del residente Zimbalatti, che chiede alle istituzioni di intervenire. Il Comune, quando il bene era ancora collegato alla procedura fallimentare, era riuscito a coinvolgere il curatore dell’ex fonderia che aveva portato avanti degli investimenti importanti, con una spesa di 250mila euro, per la rimozione di materiali presenti che erano custoditi all’interno del capannone. Da un paio di anni, però, il sindaco Nicola Buonsante, che sulla questione è sempre stato attivo per cercare di trovare una soluzione, ha perso i contatti con la proprietà che è tornata in possesso dell’immobile. Sul tetto però restano le lastre di amianto per cui è necessaria una verifica dello stato di conservazione.

"Gli interventi di rimozione, eseguiti qualche anno fa, erano stati fatti dal curatore fallimentare secondo le indicazioni di Arpa – spiega il sindaco di Borgo, Nicola Buonsante –. Purtroppo il Comune non ha nessuna competenza e non può intervenire visto che i proprietari sono falliti anche come persone fisiche. Abbiamo anche problemi come Comune a incassare l’Imu. Non è quindi possibile capire lo stato delle lastre di eternit che sarebbero presenti sul tetto del capannone. Di sicuro, però, non bisogna creare inutili allarmismi tra la cittadinanza".