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Lodi, il presidente della Provincia: "Presto assumeremo personale"

Il Centro per l'impiego sarà spostato a Palazzo San Cristoforo; la sede di Codogno potrebbe riaprire

di LAURA DE BENEDETTI
Ultimo aggiornamento il 9 settembre 2018 alle 10:03
Francesco Passerini

Lodi, 9 settembre 2018- «Ho predisposto una delibera per spostare il Centro per l’impiego dalla sede di via Gorini a Palazzo San Cristoforo, per ridare dignità ai dipendenti e ai fruitori. Ma vorrei anche riaprire la sede di Codogno chiusa 3 anni fa: quello del lavoro, del ricollocamento, oggi, è il problema principale». Francesco Passerini, presidente della Provincia, conta di effettuare il trasferimento dall’edificio comunale alla sede della Provincia, entro fine anno: «La Regione Lombardia, a differenza di altre, ha deciso che lascerà questa delega ai territori e, in quest’ottica, ci aspettiamo più fondi – sottolinea –. La sede attuale non è all’altezza dell’importante ruolo che svolge. Inoltre il trasloco consente una riorganizzazione ottimale: lo faremo non appena avremo la copertura per gli arredi e per nuovi supporti informatici».

Passerini, che è anche sindaco di Codogno, vorrebbe riaprire la sede nella Bassa: «Se fossi stato già presidente avrei cercato di mantenere il più possibile un servizio per i cittadini così importante sul territorio. Questione di personale? Quando approveremo il bilancio avremo spazio per assunzioni. L’ente ha bisogno di lavoratori: per il Cpi, per la polizia provinciale e non solo. Abbiamo 2 stradini per lo sfalcio d’erba contro i 26 di Pavia che, territorialmente, è solo 4 volte più grande di Lodi. Grazie alla Delrio, dei 15 milioni di nostre entrate, 13, ovvero l’88%, li bonifichiamo a Roma: basterebbe ridurre di poco la percentuale per consentirci di garantire i servizi».

Sulla situazione precaria dei Centri per l’impiego, a giugno, erano intervenuti Cgil, Cisl e Uil che avevano parlato di «una situazione drammatica, con personale ridotto all’osso (14 addetti), strumentazione obsoleta e scarsità anche di cose come carta e toner». I sindacati, però, auspicavano la nascita, per legge, di Agenzie per l’impiego nazionali e regionali, data la difficoltà per gli enti locali di potenziare i centri esistenti e temendo la creazione di centri privati.

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