Milano, 2 dicembre 2011 - La quinta Sezione penale della Cassazione di Milano ha reso definitiva la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione per Gianpiero Fiorani, l’ex amministratore delegato di Bpi colpevole di falso in bilancio, confermando il verdetto emesso dalla Corte d’Appello di Milano il 16 novembre 2010.

 

L’indagine era nata dalla vicenda sulla tentata scalata ad Antonveneta - per cui Fiorani è stato condannato a 1 anno e 8 mesi -. Per quanto riguarda Bpi, all’ex banchiere di Lodi, erano contestate una serie di omissioni nei bilanci del 2003 e del 2004 commesse ‘’con l’intenzione di ingannare i soci e il pubblico, al fine di conseguire per se o altri un ingiusto profitto".

In pratica nei bilanci non sarebbero stati esposti l’effetto contabile e i rischi connessi ad una serie di operazioni sui derivati e sui titoli azionari. In questo modo erano state nascoste perdite che si aggiravano attorno ai 214 milioni di euro e si faceva figurare una solidità patrimoniale che, in realtà, Bpi non aveva. Lo scopo, in base a quanto sostenuto nelle fasi di merito della pubblica accusa, era quello di "perseguire una strategia di sviluppo del gruppo creditizio ingiusta e illegittima" per consentire di "portare a termine importanti operazioni di espansione" come l’acquisizione di Antonveneta.

Oltre al danno per i soci e i creditori, le perdite di bilancio avrebbero influito sulla situazione patrimoniale e portato ad un aumento di capitale di 1,5 milioni necessario per sostenere la tentata scalata ad Antonveneta e ripianare il deficit, oltre che per rimediare al deprezzamento delle azioni della Banca popolare italiana.