Il sindaco Gianbattista Fratus con l'assessore Ilaria Ceroni
Il sindaco Gianbattista Fratus con l'assessore Ilaria Ceroni

Legnano (Milano), 19 maggio 2019 - Saranno gli interrogatori di lunedì a iniziare a dissipare la cupa nebbia che, da giovedì scorso, avvolge la politica legnanese, a seguito degli arresti del sindaco Gianbattista Fratus, del vicesindaco Maurizio Cozzi e dell’assessore Chiara Lazzarini, accusati a vario titolo di corruzione e turbativa d’asta e, solo Fratus, di corruzione elettorale.

L’ormai ex primo cittadino legnanese, secondo quanto ha confermato il suo avvocato Maira Cacucci, ha rassegnato le sue dimissioni il giorno stesso degli arresti. «Lo ha fatto il 16 maggio, comunicandolo poi a mezzo pec all’Ente», ha spiegato il legale che ha poi precisato come Fratus sia «a disposizione della magistratura per chiarire la propria posizione», affermando che il politico leghista «ha fiducia nella giustizia». Nell’inchiesta della Guardia di Finanza di Milano, coordinata dal pm Nadia Calcaterra della Procura di Busto Arsizio, emergono però le accuse a carico di altre otto persone le quali, secondo gli inquirenti, avrebbero reso possibile le presunte manipolazioni ai concorsi per posizioni dirigenziali e municipalizzate legnanesi, per le quali i tre politici avrebbero scelto persone a loro congeniali.

Ripercorrendo l’origine delle indagini, partite dalla confluenza di due esposti, uno anonimo ed uno dello stesso sindaco Fratus sulla base di un dossier anonimo dal titolo “Osservazioni sulla gestione Amga” dal 2013 al 2017, e da una denuncia per diffamazione contro ignoti dal parte dell’ex presidente di Amga Giuliano, nell’ordinanza del Gip viene sottolineato come «emergeva un particolare attivismo clientelare a tutto campo» degli indagati. Fratus, proseguono le carte «si era adoperato, in modo del tutto inopportuno e sospetto, anche attraverso contatti con il consigliere regionale Riccardo Pase, per la nomina del commercialista suo amico Riccardo Fanelli, nel collegio sindacale di Amiaque s.r.l», ovvero, continua il documento «per procurare allo stesso altri incarichi, ragionevolmente in seno ad altre società pubbliche». Parallelamente, si legge nell’ordinanza, «Lazzarini, pur non rivestendo all’epoca alcuna carica politica» o «sociale in seno alla municipalizzata», si sarebbe inserita «sine titulo negli affari dell’azienda, impartendo direttive addirittura al sindaco».