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Crisi Pibiviesse e cooperativa Rondine, a rischio decine di posti di lavoro

Giornata decisiva per l'azienda di Nerviano e la cooperativa che lavora ai magazzini Bpm anche a Legnano, settimane importanti anche per la Franco Tosi

di CRISTIANA MARIANI
Ultimo aggiornamento il 6 febbraio 2018 alle 07:17
Renato Esmeraldi della Fiom Cgil Ticino Olona

Legnano (Milano), 6 febbraio 2018 - Giornata decisiva per i lavoratori di due aziende. Oggi i rappresentanti sindacali di Pibiviesse e cooperativa Rondine incontreranno i vertici delle rispettive imprese per discutere del futuro di decine di lavoratori. La prima, ovvero la Pibiviesse, è un’azienda nervianese che si occupa del settore energia e principalmente di valvole e che è stata acquistata qualche anno fa dall’americana Circor. Poco più di dieci giorni or sono, i lavoratori hanno scioperato per protestare contro la scelta ormai imminente da parte della proprietà di licenziare 52 dipendenti su un totale di 148. In pratica un lavoratore su tre rischia di rimanere fuori dagli stabilimenti di via Bergamina. Una situazione difficile, che la proprietà avrebbe motivato con il calo dei volumi produttivi. In sostanza, alla Pibiviesse non ci sarebbero più le condizioni che vigevano in passato e quindi sarebbero ormai inevitabili degli esuberi. 
Oggi i sindacati incontreranno i vertici aziendali per cercare di capire in quale direzione si stia andando e quali possibilità di manovra ci siano.

Quella di oggi sarà una giornata interlocutoria anche per i dieci dipendenti della cooperativa Rondine, che dal 31 dicembre sono rimasti a casa per la scadenza dell’appalto della loro cooperativa con Postel per la gestione dell’archivio meccanografico di Banca popolare di Milano. Nell’appalto è poi subentrata la Step, società di Piacenza che non ha riassorbito i dipendenti della cooperativa Rondine. Le responsabilità però non sarebbero di Step. «Questa società non ha alcuna colpa - ha spiegato Maurizio Zaccaria della Fit Cisl Legnano Magenta Milano Metropoli -. Il problema è rappresentato dal meccanismo di scatole cinesi che i sistemi di appalti e subappalti creano e rendono difficile da gestire. Scaduto l’appalto, i lavoratori della cooperativa Rondine, consorziata con Metra, non sono stati ricollocati nè hanno avuto incentivi economici. Queste due possibilità saranno al centro delle nostre trattative. Nel caso in cui non dovessimo ricevere le risposte che vogliamo, non ci resterebbe altro da fare che portare la protesta in piazza Meda alla sede milanese della Bpm». 

Le prossime saranno settimane importanti anche per il futuro di un’altra azienda del territorio. Un’azienda che non è in crisi, ma in svillupo. Ad essere al centro del dibattito è il futuro della Franco Tosi di Legnano, storica fabbrica di turbine.  Un futuro che, a quanto ha dichiarato qualche giorno fa il patron dell’azienda Alberto Presezzi, potrebbe essere lontano dalla città del Carroccio. «Non è ancora detto che la Tosi si sposti da piazza Monumento - commenta Giuseppe Scarpa, presidente di Confindustria Alto Milanese -. Per le prossime due-tre settimane sarebbe opportuno lasciar lavorare le parti. Credo che le decisioni non siano ancora state prese. Presezzi è un imprenditore che ha avuto coraggio prendendo la decisione due anni e mezzo fa di entrare in Tosi. E un imprenditore deve fare le proprie scelte. Credo che tutto possa ancora succedere».

 

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