Canegrate (Milano), 21 marzo 2018 - Lavorare. Senza percepire lo stipendio da quattro mesi, senza prospettive per il futuro. Ma lavorare. Continuare a svolgere la propria mansione, perché le commesse non mancano e la produzione deve essere portata avanti. Anche se i vertici aziendali sembrano dare segnali che vanno in tutt’altra direzione. I 25 dipendenti della Gemelli stanno vivendo probabilmente il momento peggiore nella storia dell’azienda, eppure non demordono. Però chiedono alla proprietà un segnale forte, che indichi magari una via verso un futuro che a oggi sembra decisamente complicato. L’impresa di via Piave si occupa di sistemi di trasmissione elicotteristica, in sostanza realizza soprattutto strumenti come cuffie e trasmettitori che vengono montati sui caschi dei piloti.

La firma «Gemelli», per intendersi, è anche sulle cuffie di alcuni degli operatori più famosi nel mondo dei circuiti motociclistici. Insomma, non si tratta di certo di un’azienda di poco conto. Eppure sono proprio i «conti» a creare i maggiori grattacapi. L’impresa canegratese fatturava nei momenti di maggiore espansione dai 3 ai 4 milioni di euro, oggi ha un debito con l’erario di circa due milioni e mezzo. E non è l’unica somma che la proprietà deve corrispondere. Un esempio sono le quattro mensilità per una ventina di lavoratori. Ieri mattina i sindacati hanno organizzato un presidio davanti allo stabilimento di via Piave.

Anche perché il rischio concreto a oggi si chiama fallimento. «Non vogliamo che l’azienda chiuda, siamo disposti a dialogare - sottolinea Antonio Del Duca della Fiom Cgil -. Bisogna però tornare ad un equilibrio e se la proprietà non ci riesce da sola, allora