Legnano, 2 luglio 2020 - Quattordici persone sono state arrestate dalla Guardia di finanza di Legnano, nel Milanese, e per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, frode fiscale, riciclaggio e autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di denaro: nel corso dell'operazione è stata cristallizzata la falsa  movimentazione di rifiuti e sono stati sequestrati oltre 15 milioni di euro. L'organizzazione, a quanto accertato dagli investigatori e dagli inquirenti della Dda di Milano, aveva ramificazioni in Lombardia, Ungheria e Croazia. L'indagine è partita da una società che riciclava rottami ferrosi, risultata evasore otale di tasse dal 2011.

Numeri da capogiro

Grazie alle telecamere è stato possibile notare come in alcuni depositi delle ditte interessate venivano movimentate oltre 74mila tonnellate di rifiuti falsamente documentati, mentre lo stoccaggio e il trasporto avvenivano in gran parte in nero. Sono state emesse fatture false per oltre 56 milioni di euro e Iva evasa per oltre un milione. Quarantadue le società coinvolte, 28 in tutto gli indagati, mentre dei 14 arrestati, 7 sono finiti in carcere e  gli altri ai domiciliari tra cui un commercialista di Cuggiono, nel Milanese. Oltre ai 15 milioni in conti correnti sequestrati, nell'operazione destinata alla confisca sono compresi 15 immobili, 4 aziende, 6 veicoli e quote societarie di 9 ditte. 

Tre arresti in due anni

Non sono bastati due arresti, uno in un'inchiesta su un traffico di rifiuti nata a seguito del maxi rogo di via Chiasserini a Milano del 2018 e l'altro in un'indagine dello stesso genere scaturita dall'incendio di capannoni a Corteolona (Pavia). Oggi per Maurizio Assanelli, titolare di una ditta di autotrasporti, è arrivata la terza misura cautelare (domiciliari) in pochi anni col blitz della Gdf di Legnano, coordinato dalla Dda milanese, che ha portato ad altri 13 arresti per un maxi traffico di rottami ferrosi.

Le intercettazioni

"La merda è diventata miniera (...) è diventata oro", diceva Assanelli intercettato nel luglio 2018, come emerso dalle carte sul maxi traffico di rifiuti, che viaggiavano da Sud a Nord. Due giorni fa gli erano stati revocati gli arresti e oggi su ordinanza del gip Giusi Barbara è tornato ai domiciliari, terza misura in meno di due anni. Nell'inchiesta del pm Bruna Albertini, nella quale è emerso anche un grosso giro di fatture false, i soldi venivano fatti rientrare dall'Est Europa con gli
'spalloni'. "Io un formulettario te lo devo fare ... anche di poca roba", diceva un indagato intercettato in relazione alla falsificazione dei documenti sui rifiuti. E un altro parlava del riciclaggio: "Qualcuno sta lavando i soldi (...) li sta lavando quello che non li ha denunciati in Italia".

L'inchiesta

L'inchiesta è partita da una verifica fiscale sulla Sidafer di Vimodrone, che è risultata "evasore totale" da quasi 10 anni. Erano i responsabili di questa società
a gestire un centro di raccolta di rifiuti, in particolare rottami di ferro, e attraverso un vorticoso giro di altre società, in gran parte 'cartiere', è stato creato un traffico
illecito e allo stesso tempo una maxi frode fiscale. Da un lato, i rifiuti venivano movimentati e venduti ma non tracciati e, dall'altro, le operazioni tra società si basavano sull'emissione di false fatture. E così il 'nero' creato arrivava, poi, con bonifici su conti in Croazia, Ungheria, Slovenia e Bosnia e rientrava in Italia in contanti tramite 'spalloni', che riportavano il denaro in macchina, ma anche con viaggi in aereo (ci fu anche un controllo a Malpensa). Da qui pure l'accusa di
autoriciclaggio. Tra