Il ricercatore Oliviero Mordenti con il presidente del Parco Ticino, Gian Pietro Beltrami

Magenta (Milano), 16 maggio 2018 - «La sirena/ dei mari freddi che lascia il Baltico/ per giungere ai nostri mari,/ ai nostri estuari, ai fiumi/ che risale in profondo». C’è dell’epica nella vita di questo straordinario pesce che è l’anguilla. E non lo dimostra solo il fatto che Montale le abbia dedicato una poesia, ma anche la passione e l’impegno che i ricercatori mettono nel tentare di scoprire i segreti della sua riproduzione.

Tra di loro c’è Oliviero Mordenti, della facoltà di Scienze mediche veterinarie all’Università di Bologna. Ricercatore e ultra-maratoneta, Mordenti percorrerà di corsa i 650 chilometri che separano la sorgente e la foce del Po per salvare l’anguilla, una specie oggi in via d’estinzione in tutta Europa. L’impresa servirà a sensibilizzare sulla necessità di salvaguardare questo pesce e a raccogliere fondi. Due gli obiettivi: una borsa di studio destinata ai giovani ricercatori e la realizzazione di un nuovo impianto per le prove di alimentazione delle larve di anguilla. Il gruppo del professor Mordenti, infatti, è uno dei pochissimi al mondo che è riuscito a far riprodurre in cattività l’anguilla, oggi l’unica strada per impedirne l’estinzione. I ricercatori di tutto il pianeta, però, non sono ancora riusciti a comprendere l’alimentazione delle larve oltre le 3 o 4 settimane di vita. Trovare la soluzione vorrebbe dire cambiare il futuro di questo pesce. Ecco il motivo della campagna di sensibilizzazione sponsorizzata dall’Università di Bologna e dal Parco del Ticino, che già da anni collaborano per il progetto europeo «Life» Con.flu.Po. «Partirò il 24 maggio con un camper di supporto – ha spiegato Mordenti -. Conto di farcela in 8 o 9 giorni, fermandomi a Torino, Pavia e Porto Tolle per raccontare la mia avventura. Oggi la ridotta presenza di anguille impone alla scienza di promuovere la salvaguardia di questa specie tramite la scoperta di un processo in grado di farle riprodurre in laboratorio, di svezzare le larve e di fornire materiale alle attività produttive e per il ripopolamento delle acque». «Siamo coinvolti sul piano ambientale e sentimentale in questo progetto – ha spiegato il presidente del Parco Ticino, Gian Pietro Beltrami -.Negli anni ’70 le lanche del Ticino erano piene di anguille, oggi sono del tutto scomparse».

Le ragioni? Numerose. Gli sbarramenti creati dall’uomo, l’inquinamento, le malattie, la pesca e le variazioni delle correnti oceaniche. Negli ultimi 20 anni le anguille adulte si sono ridotte del 90% in Europa, mentre i piccoli sono calati del 99% in 35 anni. Una situazione critica dovuta anche alle loro peculiari caratteristiche riproduttive: il pesce percorre 6mila chilometri per riprodursi nell’Atlantico e poi muore, mentre i piccoli impiegano 3 anni per fare ritorno percorrendo il percorso a ritroso. Per sostenere il progetto si può fare una libera donazione attraverso il portale «Dona Ora» dell’università di Bologna, iscrivendosi al sito e cliccando su «sostieni la ricerca del dipartimento di scienze mediche veterinarie – Dimevet».