Magenta (Milano), 5 maggio 2017 - Si avvicina l’8 maggio, data in cui scadrà la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori della Stf. Dopo quella data termineranno gli ammortizzatori sociali e una parte dei dipendenti continuerà a lavorare, mentre l’altra sarà retribuita a carico dell’azienda senza rientrare al proprio posto; troppo poco il lavoro da sbrigare in azienda per far tornare tutti. La dirigenza, infatti, ha garantito che per i prossimi due mesi saranno pagati gli stipendi. Sessanta giorni che corrispondono al periodo necessario per arrivare al termine della procedura di mobilità; pratica che di recente ha riguardato 80 dipendenti di tutti i comparti (10 di loro fanno riferimento alla dirigenza) e il cui termine è previsto per il 3 luglio.

Nel frattempo continua a regnare l’incertezza tra i duecento lavoratori della storica azienda magentina. Nella mattinata di ieri un gruppo composto da circa sessanta dipendenti ha scioperato dalle 8 alle 10 davanti all’ingresso della Stf, per chiedere chiarezza alla dirigenza. «Così non si può più stare – ha raccontato uno dei manifestanti –. Viviamo in un’atmosfera di dubbio senza sapere chi sarà interessato dagli esuberi». Al loro fianco c’erano anche i delegati sindacali Fim Cisl della Rsu aziendale, Mario Taverna e Cristiano Vanola. In questi giorni si stanno susseguendo gli incontri.

Nella giornata di ieri delegati sindacali e dirigenza della Stf sono stati da Assolombarda per fare il punto sulla situazione. «Ad oggi non esistono le condizioni per poter fare un accordo sindacale che permetta l’uscita incentivata dei lavoratori – ha spiegato il responsabile di zona Fim Cisl, Ermano Alemani –. Non che ci aspettassimo qualcosa di differente, ma l’amministratore delegato ci ha spiegato chiaramente che mancano le risorse. Nel corso dell’incontro ci ha illustrato come si procederà nelle varie pratiche aperte dall’azienda. Il piano, comunque, descrive solo ridimensionamenti e tagli, senza prospettive di rilancio».

L’idea dietro alla mobilità sarebbe quella di realizzare uno «snellimento» del personale per rendere l’azienda più appetibile sul mercato e riuscire a venderla o comunque a scorporarla. Nel frattempo si parla di una perdita pesante nel bilancio 2016, che si aggirerebbe intorno a diverse decine di milioni di euro. Ma quella dell’8 maggio non è l’unica scadenza che riguarda l’azienda magentina un tempo leader nel settore metalmeccanico. L’attuale amministratore delegato, Luca Peli, dovrà fare i conti anche con la scadenza del concordato preventivo, chiesto dalla Stf per tutelarsi da possibili azioni legali dei creditori fino alla presentazione del piano industriale che, ad oggi, dovrà essere consegnato al giudice di riferimento entro la fine di giugno.