Legnano (Milano), 12 ottobre 2018 - «Siamo titolari di un privilegio e non lo sapevamo». Fanno ironia scrivendo a Movibus i rappresentanti del Comitato pendolari, che da tempo combattono la loro battaglia contro l’arretramento del capolinea dei bus diretti che arrivano in piazzale Cadorna. Secondo i pendolari, le dirette Z602 e Z603 sono le ultime due linee cui è concesso di entrare in centro a Milano. «Ci domandiamo che danno riceve Milano dall’ingresso in zona Cadorna di bus di pendolari che neppure sostano, ma solo accostano per la salita e la discesa dei passeggeri. Il traffico è un pretesto risibile: si osservi il traffico enorme che sussiste in città, decisamente destinato ad aumentare, a causa dei pendolari che si trasformeranno in automobilisti». I pendolari tornano poi sul tema inquinamento: «L’inquinamento è, peraltro, contenuto, poiché molti mezzi Movibus sono nuovi, meno inquinanti delle auto che in numero sostenuto entrerebbero in città. Molti utenti dovrebbero prendere le auto per raggiungere in tempi ragionevoli i luoghi di lavoro. Quanto agli investimenti per migliorare il servizio e diminuire l’inquinamento, avrebbe più senso rimpiazzare i vecchi mezzi con bus ibridi elettrici, come peraltro già in programma per la città di Milano».

Per il comitato, l’arretramento del capolinea a Molino Dorino comporterà un aumento di tempo per raggiungere il centro di Milano: «I bus impiegano circa mezz’ora o poco più per raggiungere l’area di Cadorna. La tratta Legnano- Molino Dorino più gli spostamenti necessari per raggiungere il centro di Milano richiederanno ben più di 47 minuti. Chi arriva in piazzale Cadorna, infatti, raramente qui conclude il proprio viaggio, ma prosegue con i mezzi che si possono prendere in quella zona. Cosa non possibile a Molino Dorino. Così come è strutturato il cambiamento, si aggiunge la mezz’ora necessaria da Molino Dorino al raggiungimento di Cadorna».

Sul tema del capolinea a Molino Dorino il comitato è netto: «Molino Dorino e i parcheggi Atm sono luoghi poco sicuri. In un periodo nel quale si definisce la sicurezza un bene pubblico primario, non si pensa all’insicurezza che circonda questi luoghi e li rende pericolosi. E non sono certo risanati solo perché tempestati da pendolari in fuga in tutte le ore del giorno».