Roberto Stefini e Andrea Cividini
Roberto Stefini e Andrea Cividini

Legnano (Milano), 2 agosto 2019 - "Quando mi ha detto che avrebbe usato le ferie per frequentare un corso di ipnosi, ero scettico. Oggi invece possiamo possiamo raccontare dove ci ha condotto quella formazione". Il dottor Roberto Stefini, primario della Neurochirurgia dell’Ospedale di Legnano, ricorda quando il suo collega Andrea Cividini gli disse che avrebbe studiato con il maggior esperto in Italia di ipnosi, il torinese Antonio Maria Lapenta. In febbraio, marzo e maggio la formazione: lunedì in Ospedale il primo intervento di neurochirurgia effettuato in ipnosi. 

Il malato è un uomo di 69 anni, a cui è stato rimosso un ematoma sottodurale. "È il primo intervento fatto a Legnano e non solo: dalla letturatura scientifica internazionale in nostro possesso, non abbiamo trovato descrizioni di casi analoghi - spiega Stefini -. Noi consideriamo questo intervento di routine. Ma la chirurgia in ipnosi è un assoluto per noi, e va distinta dalla "awake surgery", ovvero dalla chirurgia con il paziente sveglio, che pure pratichiamo. Però in questo ultimo caso il paziente viene candidato da uno psicologo, che lo segue prima, durante l’operazione e dopo. Pur interagendo con l’équipe, il paziente viene sedato, poi risvegliato, e poi ancora sedato. Nella chirurgia con l’ipnosi l’approccio è diverso: lo psicologo non interviene, ma è il chirurgo ipnotista che lavora fianco a fianco con il malato".

La parola passa dunque al dottor Cividini, 36 anni, varesino. "L’ipnosi è uno stato fisiologico alterato ma dinamico della coscienza - prosegue -. Quando ho proposto al paziente la metodica ha aderito con curiosità. L’intervento è stato preceduto da tre sedute di ipnosi, nelle quali abbiamo fatto una registrazione continua dell’encefalogramma e osservato la capacità di sviluppare un’analgesia naturalmente, cioè di non sentire dolore. Mercoledì (ieri) il malato è stato portato in sala operatoria a mente lucida, senza assunzione di nessun tipo di calmante. Io ho indotto la trance: dapprima invitandolo a concentrarsi sul respiro, poi a rilassare la tensione muscolare. Successivamente, usando una regressione d’età, l’ho accompagnato a quello che si chiama "un luogo sicuro", che può essere un luogo dell’infanzia o la poltrona del salotto. Dunque uno spazio mentale in cui siamo a nostro agio. Il passo successivo è ottenere l’analgesia, ovvero non avvertire dolore".

Solo a quel punto è intervenuto il dottor Stefini, che ha inciso la cute e il cranio per aspirare l’ematoma sottodurale. Quando si è trattato di divaricare i tessuti, Cividini ha colta una smorfia di disagio sul volto dell’uomo e subito si è intervenuti con una minima infiltrazione di anestesia locale sulla cute. Tutta la procedura è avvenuta sotto la sorveglianza dell’anestesista Luigi Locati. L’intervento poi è proseguito regolarmente: dopo i punti di sutura, il malato è stato "risvegliato" dalla trance, sempre grazie alle parole di Cividini. "Quando ha riaperto gli occhi aveva un’espressione completamente serena, e noi chirurghi sappiamo che non è sempre così", conclude Stefini.