Ebe Pagliari e il figlio Marco Perini trovato senza vita a 34 anni
Ebe Pagliari e il figlio Marco Perini trovato senza vita a 34 anni

Abbiategrasso, 12 ottobre 2018 - La giustizia non sbatte la porta in faccia a una mamma che da 18 anni lotta per la verità. Il caso di Marco Perini, l’agricoltore trovato senza vita in un’ansa del fiume Ticino l’undici maggio del 2000, nelle campagne di Abbiategrasso, non verrà archiviato. Lo ha deciso il giudice del tribunale di Milano respingendo la richiesta presentata a fine agosto dal pubblico ministero Angelo Renna. Una vittoria per la madre del giovane, all’epoca 34enne, che in questi 18 lunghi anni non ha mai smesso di lottare per avere giustizia e arrivare all’individuazione degli assassini del figlio. «È passato tanto tempo – commenta Ebe Pagliari – ma oggi come allora ho un solo obiettivo: vedere in faccia chi mi ha portato via il mio Marco e vederlo processato». Una battaglia che ha portato questa donna coraggiosa a scontrarsi anche con la giustizia: è sua infatti la convinzione che «le indagini, fin dall’inizio, sono state condotte male. Ci sono stati depistaggi, errori grossolani che hanno impedito di arrivare a una conclusione. Forse non pensavano che una donna sola potesse andare avanti senza paura come ho fatto io».

Ebe Pagliari non si è mai arresa. Nemmeno davanti all’iter giudiziario tormentato che ha riguardato suo figlio. Già, perché quella arrivata ieri è la seconda riapertura delle indagini decisa da un giudice, che fa quindi seguito a due domande d’archiviazione presentate dagli inquirenti e motivate dalla sostanziale impasse delle indagini. La prima risale al 2003. Seguono 15 anni senza che nulla di nuovo emerga per fare un po’ di luce su questa morte avvolta nel mistero (Marco Perini, quel pomeriggio, viene prima aggredito alle spalle, colpito con un corpo contundente e poi accoltellato e gettato nel Ticino). Al punto che il 31 agosto scorso il pm Renna getta, per così dire, di nuovo la spugna. Ora, il colpo di scena. Accompagnato dalla convocazione della donna e del suo legale il prossimo 7 marzo davanti al giudice per le indagini preliminari.

«Nessuno vuole arrendersi, sarebbe una sconfitta per la giustizia, ci sono alcuni elementi sui quali stiamo lavorando – sottolinea mamma Ebe –. I colpevoli non vanno cercati lontano, sono vicini ai luoghi dove si svolgeva la vita di mio figlio». Sarà tuttavia difficile, se non addirittura impossibile, pensare di arrivare ad identificare i responsabili di un fatto di sangue avvenuto 18 anni fa. Ma per un genitore che non riesce a darsi pace la parola impossibile non esiste. La decisione del giudice le ha ridato improvvisamente la speranza.