Carlo Vichi, patron della Mivar
Carlo Vichi, patron della Mivar

Abbiategrasso (Milano), 11 marzo 2017 - Ha compiuto da poco 94 anni, ma non ha nessuna intenzione di andare in pensione. Carlo Vichi, l’industriale della televisione italiana a marchio Mivar, continua a sperare in un futuro occupazionale per il suo stabilimento. Dopo vari appelli, caduti nel vuoto, ora torna a bussare alla porta di una società del settore: la sola rimasta a produrre componentistica elettronica. Lo ha fatto mettendo sul proprio sito un invito, in italiano e in inglese, rivolto nello specifico alla Samsung.
«Sono imprenditori asiatici - spiega il patron Vichi - e numeri uno nel ramo dei costruttori di componentistica elettronica. Il mio è un appello a rendersi conto dei vantaggi che potrebbero avere assemblando in Italia tre milioni all’anno dei loro televisori». Niente trattative. O se mai ci dovessero essere, saranno ridotte al minimo. Sì perché le condizioni di un eventuale accordo Vichi le ha già messe nero su bianco: «Come Mivar concederemmo loro l’uso completamente gratuito di un complesso industriale unico al mondo a due passi da Milano, come pure il supporto necessario a una loro presenza in Italia. Il Governo italiano darà il benvenuto a un’industria costruttrice di televisori. Adesso mi aspetto una risposta. Innanzitutto che i vertici di Samsung mandino un loro incaricato a verificare personalmente come stanno le cose. Non costerebbe nulla, e si renderebbero subito conto dei vantaggi e delle potenzialità. Non solo siamo vicini a Milano, ma anche all’aeroporto di Malpensa.
Le ricadute occupazionali sul territorio sarebbero in ogni caso importanti. «Se Samsung accogliesse la nostra offerta – aggiunge – si potrebbe ipotizzare l’assunzione di mille persone. Gli spazi dove insediare la nuova azienda non mancano. Ci sono due siti produttivi: la sede storica in via Dante ancora oggi attiva per l’attività di manutenzione (dove Vichi iniziò a realizzare radio e poi televisori dal 1968 per quasi 40 anni, ndr), e il nuovo stabilimento lungo il Naviglio di Bereguardo, realizzato nel 1990».

In quest'ultimo stabilimento, progettato dallo stesso Vichi, situato su due piani per oltre 120mila metri quadrati coperti, non si è mai prodotto alcun televisore. L’attività alla Mivar si è difatti interrotta agli inizi degli anni 2000 per l’avvento dei televisori Lcd. 
Carlo Vichi inizia la propria attività subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. A 22 anni, a Milano, comincia a fabbricare piccole radio. Un successo fin dagli esordi, con ottanta dipendenti al lavoro. Che diventano 800, quando, alla fine degli anni Sessanta, sposta la produzione nel più capiente stabilimento di Abbiategrasso. Tutto va a gonfie vele fino alla fine degli anni Novanta, quando il settore dell’elettronica viene rivoluzionato dall’avvento dello schermo a cristalli liquidi. I vecchi televisori catodici non hanno più mercato. Vichi cerca di stare al passo con i tempi, e dal 2005 inizia a produrre tv Lcd con linee esemplari ed efficaci che raggiungono un mercato assai limitato. Ne produce centinaia a di migliaia. Poi si deve arrendere: troppe le perdite per continuare a giustificare la produzione. 

Nel 2013 la sospende definitivamente e mantiene attiva solo la linea di manutenzione. Nel frattempo si pensa a come riempire lo stabilimento affacciato sul Naviglio. Vi si recano in tanti, industriali e politici, ma il risultato sino ad oggi è pari a zero. E adesso Vichi, con un’altra mossa tipica di chi è imprenditore nell’anima, guarda alle «tigri asiatiche». Ed è ottimista. «La Samsung ad Abbiategrasso? Ci conto. Sono fiducioso».