Antonella Caterino

Legnano (Milano), 11 maggio 2018 - L’incuria, una manutenzione probabilmente non sempre attenta e sollecita e, forse, anche un pizzico di casualità. La violenta grandinata seguita dalla bomba d’acqua che ha colpito Legnano nel tardo pomeriggio di mercoledì ha lasciato conseguenze pesanti su una palazzina di edilizia popolare all’incrocio fra le vie Palermo e Pisacane. Lì una quindicina di famiglie erano state fatte uscire dai rispettivi appartamenti proprio perché lo stabile era stato dichiarato momentaneamente inagibile e avevano dovuto trascorrere la notte in albergo. Impossibile per tecnici e vigili del fuoco effettuare le corrette valutazioni sullo stato dell’immobile con la pioggia e il buio. All’indomani, le famiglie sono state fatte rientrare in casa. “Ma non ci sentiamo sicuri - raccontano Antonella e Vito, inquilini della mansarda subito sotto il tetto -. In casa nostra si sono formate crepe evidenti, per non parlare dell’umidità”.

Umidità che dà fastidio a chi gode di buona salute, figuriamoci cosa può succedere a chi sta lottando con tutte le proprie forze, e quelle anche del compagno, contro un male. Il male peggiore. Quello che si ha paura a nominare. Un tumore. In realtà Antonella lo nomina e anche spesso. Lei lo conosce e lo combatte da diverso tempo, con la grinta di chi è abituata a contare sulle proprie forze perché le istituzioni non le fanno molti sconti. Anzi. “Sto affrontando un ciclo di chemioterapia particolarmente impegnativo e non posso permettermi di stare in un appartamento in queste condizioni - spiega -. Mi sto preparando a un trapianto, è un momento delicato e tutto può essere determinante. Per i tecnici la casa è agibile, chi è malato come me sarebbe di altro avviso”. Il suo compagno, Vito, non la lascia mai sola e l’altra sera ha trascorso ore ad asciugare casa e pianerottolo con piumoni, asciugamani, accappatoi. Il suo intervento, diranno poi i tecnici, è stato determinante per non far degenerare le condizioni dell’intero stabile sotto il peso dell’acqua. La speranza di Antonella e Vito  e degli altri inquilini del condominio è che qualcuno, magari il Comune, si accorga delle loro richieste.