Deborah Fuso e Arturo Saraceno
Deborah Fuso e Arturo Saraceno

Magnago (Milano), 18 maggio 2016 - Il contesto è di quelli residenziali, elegante e tranquillo. La palazzina ha poco più di dieci anni. «Sono stata una delle prime ad entrarci – spiega una vicina di casa di Deborah e Arturo –. È sempre stata una zona più che tranquilla, almeno fino ad oggi». La donna è da ore fuori di casa, con i carabinieri che le si parano davanti, impedendo l’accesso in maniera ermetica via Cardinal Ferrari, una strada chiusa e perpendicolare alla trafficata via Don Minzoni. Quattordici famiglie, fra le quali anche quella che Arturo Saraceno voleva costruire con la sua Deborah con la quale conviveva da anni. Lui aveva scelto quella mansarda come nido d’amore e lì viveva dal 2012 insieme alla ragazza. Nessuna lite, nessun colpo di testa. «Due bravissimi ragazzi e molto riservati - li ricorda il vicino della casa di fronte -. Si fermavano spesso a giocare con il mio cane. Li vedevo sorridenti e lei era una bellissima ragazza». Nessuno si sarebbe mai immaginato la tragedia: Arturo Saraceno ha ucciso Deborah Fuso a coltellate.

Tutti concordi sulla felicità della coppia, compreso chi abitava nello stabile: «Erano una coppia felice. Poi nonostante fossero giovani, erano molto curati, ci tenevano al proprio aspetto e presentarsi bene anche con le altre persone». Poi però da qualche settimana qualcosa si era rotto: «Lei non si vedeva più – spiega Anna, un’altra vicina della coppia –. Mi avevano detto che lui si sarebbe lamentato con alcuni amici, dicendo che lei lo aveva lasciato perché le aveva chiesto di sposarla. Non se la sentiva più di continuare».

Lei si alzava presto per andare al lavoro, e qualcuno l’ha vista verso le 7,30 di mattina prendere l’auto e iniziare da via Cardinal Ferrari la propria giornata di lavoro. Era ritornata, insomma, a Lonate Pozzolo, sua città di origine. Poi la lite, scoppiata con forza, tanto da essere notata anche da un vicino di casa che stava tagliando il prato: «Ho sentito urlare, poi altre grida strazianti. Infine le sirene e le macchine dei carabinieri, oltre alle ambulanze».

Una scena orribile, vista e rivista da una vicina di casa, la prima a dare l’allarme, l’ultima a vedere ancora viva Deborah prima che lui l’ammazzasse con quindici coltellate. Infine, i commenti di altri vicini di casa nei confronti di Arturo e del suo gesto: «Non si voleva ammazzare. Si è solo tagliato per simulare la volontà suicida, ma di certo non si voleva ammazzare».