Il sindaco Chiara Calati

Magenta (Milano), 2 settembre 2018 - Messa vietata alla tensostruttura comunale per la festa del rione San Rocco a Magenta, nel Milanese. Il motivo? Chiaro come il sole per il sindaco Chiara Calati, alla guida di una giunta di centrodestra (il suo vice è il leghista di ferro Simone Gelli) da poco più di un anno: «È una struttura pubblica di proprietà comunale, non è un luogo di culto», precisa senza battere ciglio. E in città si scatena la polemica. Perché sono in molti a collegare la decisione del primo cittadino presa oggi con quella, identica, assunta una manciata di settimane fa quando aveva negato la medesima struttura alla comunità islamica locale che chiedeva di celebrarvi la fine del Ramadan, e che tra l’altro nelle ultime settimane ha protestato davanti al municipio per avere un luogo di culto.

FORSE anche per questo si è preferito evitare polemiche legate alle scelte religiose. E, quindi, permesso negato anche ai cattolici malgrado la festa del rione San Rocco, con quella che si celebra giusto nella giornata di oggi, sia giunta alla 42esima edizione grazie all’impegno dei volontari che da quasi mezzo secolo si prodigano nelle più svariate attività per tenere viva la tradizione nel popoloso rione di una cittadina che conta poco meno di 25mila residenti. Così, se il programma prevede serate con balli, musica e la cena con tanto di stacchetto domenicale della banda Civica, tutto permesso nella tensostruttura comunale, solo la messa è stata “sfrattata” per la prima volta. Sacrificata sull’altare, vien da dire, della par condicio interreligiosa. Malgrado il rito religioso sia anch’esso una tradizione consolidata nelle 41 edizioni precedenti: prima che venisse realizzata la struttura comunale la celebrazione si svolgeva, tempo permettendo, nella stessa piazza del mercato che oggi la ospita, con i muri di cinta delle abitazioni del rione addobbati a festa con i colori giallo e verde, e dopo che è stata eretta ha sempre offerto riparo anche ai fedeli.

Oggi, invece, per la prima volta la messa verrà celebrata nella basilica di San Martino, tenendo come tradizione giusto l’orario: le 11.45. Secondo il sindaco, comunque, non cambierà nulla: «Sono convinta - spiega - che lo svolgimento della messa in basilica e non in tensostruttura non cambierà la vera anima del rione San Rocco e della sua straordinaria festa animata da persone di grande generosità, cordialità, allegria e genuinità, molte delle quali ho avuto il piacere di conoscere e che mi hanno dato dei bellissimi ricordi, che riaffiorano e rivivono tutti gli anni. Sarò anche quest’anno tra loro, felice di vivere questa festa con lo spirito di sempre».

Basteranno queste parole a stemperare le polemiche? A giudicare dai commenti in città parrebbe di no (il prevosto, don Giuseppe Marinoni, ha comunque preferito non commentare la scelta). Critici gli ex amministratori Paolo Razzano ed Enzo Salvaggio, entrambi del Pd. Ma anche l’ex sindaco Giuliana Labria usa parole di fuoco: «Ma si può infilarsi in un ginepraio del genere solo per dire di no alla comunità islamica? E le processioni? Come la mettiamo in quel caso? Le vie cittadine, anche se non sono edifici, sono di proprietà comunale e pertanto pubbliche. Quindi quando passano, con canti religiosi e preghiere, tecnicamente è culto in luogo pubblico. Cosa facciamo, vietiamo anche le processioni?».