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29 gen 2022

Il campo profughi? Era una base del Mossad. Israele è nato (anche) a Magenta

Fra i boschi del Ticino i bimbi scampati alla persecuzioni, ma anche un presidio nascosto con armi e munizioni

graziano masperi
Cronaca
In alto, villa La Fagiana dove si è tenuta la cerimonia A sinistra una delle navi destinata alla Palestina
Villa La Fagiana: ospitò un campo profughi e una base nascosta del Mossad

Magenta (Milano) - Teoricamente un centro di accoglienza profughi, soprattutto bambini ebrei che dovevano essere preparati per il viaggio in nord America. Di fatto quell’area tra Boffalora Ticino e Magenta era un deposito clandestino di armi e munizioni gestito da quello che si sarebbe chiamato Mossad in vista della costituzione del futuro Stato d’Israele. C’era tutto affinché l’operazione potesse riuscire. La breve distanza con Milano, la zona nascosta, la vicinanza con la ferrovia. E ha funzionato, perché la scoperta è avvenuta soltanto 77 anni dopo. Si sapeva dei bambini ebrei, profughi ospiti della Villa La Fagiana. Ma non si sapeva nulla delle attività sotto copertura, delle armi, della Brigata Ebraica.

Eppure la base era lì, in quel lembo di terra, oggi area del Parco del Ticino. La scoperta è arrivata negli ultimi giorni di febbrile ricerca ad opera del Rotary di Magenta e dell’associazione storica La Piarda di Boffalora. Ed è partita quasi per caso. Quando Stefano Bagnasco, presidente della rivista Storia Militare, che stava preparando un articolo sugli armamenti israeliani del 1948, si è imbattuto in un documento in cui veniva nominata la città di Magenta. Bagnasco, che lavora a Magenta, ha chiesto all’amico Andrea Ranzini del Rotary se sapesse qualcosa, ma la vicenda era sconosciuta.

"A Magenta c’era il Campo A – spiega Ranzini – che fu operativo tra il 1945 e il ’48. Le domande che ci siamo fatti erano essenzialmente due. Perché fu scelta Magenta e chi finanziava questa operazione". Per rispondere era necessario andare a indagare sugli spostamenti della Brigata Ebraica, braccio militare della resistenza anti-nazista. Ed è nella città di Milano che gli ebrei milanesi entrarono in contatto con la Brigata Ebraica. Secondo la ricostruzione fatta era il commendator Peretti, allora proprietario della Villa La Fagiana, ad averla concessa in affitto.

"Parliamo di persone influenti che gestivano il denaro per l’affitto di quell’area che comprendeva tutto il territorio – continua Ranzini – nelle carte militari, infatti, non era segnata Boffalora e si parlava solo di Magenta". Ma chi sono i nomi che stanno dietro questa organizzazione? Yehuda Arazi, noto con il nome di Alon, era a capo del dipartimento per l’Aliyah Bet. In Italia fu il capo della filiale dell’organizzazione segreta del futuro stato ebraico per le operazioni di immigrazione clandestina dei rifugiati verso la Palestina.

E l’appellativo di Campo A deriverebbe proprio da Aliyah Bet, il nome in codice dato all’immigrazione verso la Terra Promessa. Un campo segreto come segrete erano tutte le mosse dell’organizzazione. Non solo i bambini c’erano in quel campo. C’erano i depositi per le armi, un centinaio di persone fisse e i viveri. Tutto il necessario per sostenere la costruzione del nuovo Stato d’Israele. E poi c’era Avraham Zakai. Sbarcò in Italia clandestinamente da profugo nel 1946. Ma in realtà era un agente che coordinava gli emissari giunti dalla Palestina per organizzare l’attività di copertura. Una copertura talmente ben organizzata da avere resistito fino ai giorni nostri.
 

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