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17 mar 2022

Abbiategrasso, liti tra egiziani: si cercano gli aggressori

Il movente del pestaggio di un trentacinquenne preso a sprangate in una faida tra connazionali

graziano masperi
Cronaca
Abbiategrasso - Carabinieri
foto Roberto Garavaglia - Studio Sally
Carabinieri, foto d'archivio StudioSally

Abbiategrasso (Milano) - Faide e lotte continue tra gruppi di egiziani. I carabinieri della compagnia di Abbiategrasso ritengono che il movente della brutale aggressione avvenuta l’altra sera in viale Mazzini, ai danni di un 35enne di nazionalità egiziana domiciliato in città, sia da ricercare proprio nei continui litigi e screzi tra connazionali spesso saliti alla ribalta della cronaca cittadina. Il giovane, trasferito alla clinica Humanitas di Rozzano, non è in pericolo di vita. Anzi, dovrebbe essere dimesso nelle prossime ore, dopo essere stato sottoposto a tutti i trattamenti del caso.

Una fortuna che le sue condizioni non si siano aggravate perché era stato preso a sprangate in più punti, nonostante i suoi tentativi di rifugiarsi nel bar Milano di viale Mazzini dove è stato raggiunto da alcuni connazionali. Non sembrano esserci dubbi che ad aggredirlo siano stati proprio degli egiziani. Anche se i carabinieri contano di ottenere ulteriori informazioni proprio dalla vittima, non appena verrà dimessa dall’Humanitas e sarà in gradi di parlare.

L’aggressione dell’altra sera, avvenuta verso le 20, quindi in un orario in cui c’è parecchia gente in circolazione lungo viale Mazzini, ha suscitato sconcerto negli abbiatensi perché non è la prima volta che si fronteggiano bande di egiziani. La stessa vittima è conosciuta dai carabinieri e in altre occasioni il suo nome era spuntato durante risse o litigi pur trattandosi di una persona incensurata.

Le indagini sono partite immediatamente dopo la fuga degli aggressori tuttora ricercati dai militari. Sul posto sono stati lasciati gli oggetti utilizzati per la spedizione punitiva. Erano soprattutto arnesi da lavoro, come una livella da muratore. Cosa che aveva fatto pensare, in un primo momento, a un regolamento di conti dovuto ad un debito di lavoro non pagato. Tesi scartata con il prosieguo delle investigazioni, che hanno chiarito la dinamica e hanno portato all’identificazione della vittima. Tutti gli arnesi recuperati sono stati posti sotto sequestro.

 

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