L'incontro alle Barbara Melzi
L'incontro alle Barbara Melzi

Legnano (Milano), 17 aprile 2018- Che cosa veramente stia succedendo in queste ore in Siria è davvero molto complesso da capire. Per aiutare gli studenti delle scuole superiori ad avere una visone più chiara di questa realtà, l’Istituto Barbara Melzi, questa mattina, ha ospitato nel suo teatro il profugo siriano Hani Gerbi, per raccontare la sua fuga da Aleppo, avvenuta nel 2015.
“L’incontro è stato organizzato per sensibilizzare i ragazzi su un argomento che spesso viene recepito in maniera superficiale. Spero che la testimonianza autentica, di chi ha vissuto sulla propria pelle tutto questo male, possa rendervi più solidali.” Ha commentato la madre superiora Marilena Pagiato, direttrice dell’Istituto.

“Quando la guerra civile è iniziata nel 2011 ogni bomba era una vera sofferenza. Avevo sempre gli incubi e non potevo mai abbassare la guardia. Col tempo purtroppo tutto questo è diventato normalità. Ricordo che ogni sera era abitudine contare quante persone erano morte durante la giornata. Nonostante sia riuscito a scappare e in Italia mi trovi bene, ho una forte nostalgia della Siria e di tutte le relazioni che sono stato costretto a lasciare.

La mia famiglia è rimasta vicino ad Aleppo: purtroppo non è facile arrivare in Occidente, c’è un forte senso di pregiudizio e paura nei confronti di noi siriani, spesso veniamo associati all'Isis e al terrorismo, ma è proprio da loro che noi scappiamo. – ha spiegato Gerbi, mostrando alla platea un confronto tra le foto dell’Aleppo assediata, di cui ormai restano soltanto le macerie e quelle incredibili di una città oggi irriconoscibile, ricca di musei, hotel di lusso e castelli, prima dello scoppio del conflitto - Io sono nato in un paese cristiano vicino ad Aleppo. Questa città che prima contava 4 milioni di abitanti, ad oggi ne possiede solo la metà: Aleppo era un centro culturale, un patrimonio artistico mondiale. Eravamo un ricco mosaico culturale prima, dove ogni religione conviveva nello stesso territorio”.

Da ormai tre anni Hani Gerbi vive in Italia ed è docente di arabo all’università Cattolica di Milano: ”Sono laureato in matematica e in Siria sono stato un professore. In Italia ho la possibilità di insegnare l'Arabo, qui naturalmente mi trovo bene, ma mi manca la mia terra, la mia famiglia e gli affetti che sono stato costretto a lasciare là. Di fronte a questo male e questo dolore, per me la religione cristiana e la Chiesa sono indispensabili, sarei perso senza la fede”.

L’incontro è stato fortemente sostenuto dal professore di storia e filosofia dell’Istituto, Paolo Maltagliati, che ha spiegato agli studenti, alcune della ragioni storiche che hanno contribuito all'instaurazione di una situazione così complessa. Partendo dalla spartizione del tutto casuale, di alcuni territori del Medio Oriente, tra Francia e Gran Bretagna nel 1918, all’avvento delle primavere arabe, tra il 2010 e il 2011, per democratizzare quegli stati “vittime” di dittature: “La guerra in Siria è in continuo cambiamento: solo in questo weekend le mosse del presidente statunitense Trump, hanno ancora una volta mutato la situazione. E’ chiaro- ha spiegato il professore- che la guerra in Siria non sia solo dei siriani, si tratta di un conflitto internazionale ed in mezzo a tutte le molteplici versioni che vengono fornite, il metro di lettura dei fatti dovrebbe partire dalla base del paese, da chi è escluso da tutti i complotti, da chi la pace la vuole per davvero e cioè: il popolo siriano”.