Aleks Vulaj
Aleks Vulaj

Legnano (Milano), 30 novembre 2016 - Aleks Vulaj vive in Italia dal 1998, quando si trasferì dall’Albania a Roma per studiare all’Università Pontificia Salesiana, mantiene la moglie e le figlie di due e quattro anni lavorando in un’azienda metalmeccanica di Legnano e, nel tempo libero, è impegnato come volontario con l’Avis e altre associazioni. Non è un pericoloso criminale, ma ogni volta che viene identificato dalle forze dell’ordine, all’aeroporto o durante controlli di routine, emergono condanne per una rapina a Cuneo e per aver fornito false generalità. Per questo viene trattenuto per gli accertamenti e, ogni volta, deve spiegare di essere vittima di un equivoco che gli impedisce di ottenere la cittadinanza, nonostante risieda in Italia da quasi vent’anni, in possesso di un permesso di soggiorno di lunga durata.

Ha iniziato quindi una battaglia per sanare una situazione assurda, assistito dall’avvocato Matteo Ceriani, scrivendo anche una lettera al presidente della Repubblica. Prima del 2004 Aleks ha smarrito i suoi documenti che, probabilmente, sono stati utilizzati da un’altra persona per assumere un’identità fittizia, finendo per commettere reati in Italia negli anni successivi e rimediando condanne. "Mi sono accorto per la prima volta dell’accaduto quando volevo tornare nel mio paese - racconta Aleks Vulaj - e al porto di Ancona la polizia cominciò ad avere dubbi sulla mia identità". L’uomo, 40 anni, dopo aver vissuto per alcuni anni a Roma si è trasferito a Legnano.

Ha subìto guai analoghi durante controlli al porto di Bari, negli aeroporti di Malpensa e Orio al Serio, quando si è imbattuto in un posto di blocco mentre era in gita con la famiglia sul lago Maggiore. "Ho mosso i primi passi per ottenere la cittadinanza italiana - sottolinea - ma si è ripresentato questo problema. Sono ricomparse queste due condanne a mio carico a Cuneo, una città dove non ho mai messo piede". Una situazione complessa, che l’avvocato Ceriani sta cercando di risolvere esaminando le pieghe della legge. Intanto la lettera a Mattarella non ha sortito gli effetti sperati. Aleks, però, non si arrende. "Chiedo solo di poter fare una vita tranquilla - conclude - e ottenere la cittadinanza".