Lo stato maggiore della Lega con Bossi, novembre 2015, riunito alla trattoria “Da Iole”
Lo stato maggiore della Lega con Bossi, novembre 2015, riunito alla trattoria “Da Iole”

Legnano (Milano). 18 maggio 2019 - Alberto Da Giussano punta la spada verso il cielo plumbeo. La pioggia inizia a infradiciare i gonfaloni delle otto contrade appesi in vista del Palio. Lontani i tempi della Lega trionfante a Legnano. Gli inizi semicarbonari nella trattoria Jole, prima di aprire la sede a Costa San Giorgio, lungo la strada che costeggiando il parco del castello porta a Canegrate. Marcello Lazzati, fra i primi deputati. L’architetto Marco Turri, primo sindaco nel segno del Carroccio. La grande festa nel 2015, naturalmente da Jole, una ottantina di militanti riunti per festeggiare, presente Umberto Bossi, i venticinque anni di vita della sezione.

La foto ritrae un gruppo sorridente all’adunata di Pontida dello scorso anno. Mirko Gramegna, artigiano, nella Lega da dodici anni, segretario cittadino da tre, sulla sua pagina facebook ha oscurato con il pennarello nero i volti di Antonio Guarnieri e della moglie Federica Farina, i due consiglieri comunali, dimissionari, i due espulsi. «A casa mia sono libero di appendere e togliere i quadri che voglio. Le persone che sono uscite non hanno niente a che vedere la Lega. Sono stato io ad annerire quelle immagini, qualcuno le ha prelevate dal mio profilo facebook e le ha postate». Si definisce «militante perché milito». «Siamo un po’ frastornati per quello che è successo. Su Gianbattista posso mettere le due mani sul fuoco. Non metto in discussione le indagini della procura, ma è chiaro che è in corso un attacco contro la Lega a livello nazionale. Di Maio, che non ha letto una sola pagina di atti e non sa neppure dov’è Legnano, si permette di dire a Salvini di mandare via Fratus perché ha preso le mazzette. È una gogna. Abbiamo subito uno scossone, però a Legnano la Lega è unita. Crediamo in Salvini».

Mentre il marito Antonio Guarnieri, ex presidente del consiglio comunale, affronta la processione dei giornalisti, Federica Farina prepara le confezioni con i semi di non ti scordar di me. Li hanno ribattezzati “semi della legalità”, saranno distribuiti oggi, dalle dieci del mattino alle sei del pomeriggio, alla fabbrica Cantoni. I venti della crisi e della tempesta finale hanno incominciato a spirare da questa linda villetta di Cerro Maggiore, non distante da quella di Maurizio Cozzi, il vicesindaco arrestato. Antonio, figlio e nipote di grandi direttori di musica operistica, la mamma, Edith Fiorinda Martelli, soprano della Scala, è titolare di una farmacia a Legnano. Era nella Lega dal 2012. «Da una parte esserne fuori mi dispiace. In coscienza posso dire di non avere mai agito contro il movimento. Tutte le nostre scelte sono state dettate dalla volontà di fare politica in modo chiaro, pulito, condiviso. Cosa che purtroppo non è stata possibile. Ci siamo resi conto che le decisioni venivano sempre prese da un gruppo ristretto di persone e presentate ai consiglieri di maggioranza come “pacchetti” ormai non modificabili, senza nessuna possibilità di chiedere spiegazioni e proporre modifiche. È esemplare la storia di Franco Colombo, il primo a dimettersi. Era assessore allo sport e alla cultura e non sapeva niente della creazione di una Fondazione Cultura. Tutto questo nell’assoluta assenza dei vertici della Lega. Abbiamo cercato di renderli edotti. Abbiamo denunciato che dal giorno dell’insediamento il sindaco era succube alle direttive di Cozzi e Lazzarini. Adesso siamo al paradosso. Nonostante questo uragano che si è rovesciato su Legnano, il sindaco non si dimette. È di una gravità inverosimile. Ogni minuto in più che trascorre su quella sedia ormai virtuale, è un minuto in più di vergogna per i cittadini».

Cè una realtà nuova: il Comitato Legalità Legnano ha raccolto finora attorno alle trecento adesioni. «Gli arresti non ci arresteranno», dice, abbozzando un sorriso, Franco Brumana, avvocato, un passato di socialista, sette anni da assessore. «Il Comitato non si ferma. Vuole continuare, fare pulizia, porre rimedio, con operazioni anche complesse, ai guasti lasciati dalla giunta Fratus. Da Tangentopoli in poi, era prima la magistratura che si muoveva e poi erano i cittadini a manifestare. A Legnano è stato l’inverso, sono stati i cittadini per primi a reagire alla illegalità». La pioggia e un freddo da autunno sembrano fatti apposta per acuire la malinconia e attizzare la disillusione. La Famiglia Legnanese, nata nel 1951, è una istituzione che s’identifica con la città. Ha una Fondazione e il suo presidente Pietro Cozzi porta gagliardamente le sue 83 primavere. «Non ce l’aspettavamo, Non lo meritavamo Ci è capitato. Lunedì andremo dal commissario e gli diremo: “Se hai bisogno, noi siamo qua».