I medici dell'ospedale di Legnano
I medici dell'ospedale di Legnano

Legnano (Milano), 27 marzo 2020 - Un incubo. Chi vive l’esperienza del contagio da Sars-cov2 lo descrive così. Un incubo dal quale, grazie soprattutto a medici, infermieri e alla grande forza di volontà oltre alla resistenza fisica, molte persone escono. E la loro testimonianza è spesso straziante. Come è quella di Alessandro, 33enne legnanese che è stato dimesso dall’ospedale da pochi giorni. Il ricovero è arrivato dopo una settiman di febbre alta «Nella notte di sabato 14 marzo è arrivato il peggioramento, che mi ha portato ad essere ricoverato la mattina successiva per problemi respiratori e febbre alta - racconta Alessandro -. Giunto con l’ambulanza in ospedale, ai medici è subito parsa chiara la situazione». E così è iniziato il percorso sanitario. «Dopo gli accertamenti, i medici hanno avuto la conferma dei loro dubbi dalla radiografia e dal tampone, che era risultato positivo al covid-19 - spiega -. Sono stato ricoverato in camera con un ragazzo giovane, anch’egli positivo».

L’aspetto più difficile dell’isolamento è stata la solitudine: «Mi sono mancati tantissimo tutti i miei cari, ma soprattutto mi mancavano la mia bambina e la mia compagna. Fortunatamente il cellulare aiuta a sentire vicini gli affetti con le chiamate e le videochiamate. Sinceramente non ho temuto di non farcela perché non sono stato intubato. Anche se ho avuto bisogno dell’ossigeno per alcuni giorni, sapevo di essere nelle mani delle persone giuste». Questa è un’esperienza che lascia il segno. «L’aspetto più brutto sicuramente, che mai dimenticherò, è stato quando sentivo quei poveri anziani soli e incapaci di usare un telefonino per avere qualche contatto con i familiari e bisognosi di una carezza o di una buona parola - ricorda Alessandro -. Il personale con la tristezza nel cuore poteva solo rassicurare e dare un po’ di conforto. Il momento più bello invece senza dubbio quando sono stato dimesso, lunedì, e sono tornato a casa dalla mia piccola e dalla mia compagna anche se non ho potuto abbracciarle».

«Ai medici e a tutto il personale posso solo dire grazie, grazie e ancora grazie per tutto ciò che fanno e che solo chi lo vive in prima persona può capire bene - sottolinea -. Sono stato curato molto bene. Adesso mi sento bene, potrò tirare un sospiro di sollievo solo se il prossimo tampone sarà negativo e la radiografia dimostrerà che non c’è più la polmonite. Penso proprio che il peggio sia passato, ma il segno che ha lasciato in me e nei miei cari sarà indelebile. La vita è un dono e quando la rischi capisci quello che hai, abbiate sempre rispetto».