Rsa Sant'Erasmo, Legnano
Rsa Sant'Erasmo, Legnano

Legnano (Milano), 24 marzo 2020. Nel giorno in cui la direzione della Sant’Erasmo pare ridimensionare le richieste, scrivendo a commissario per l’emergenza, ministro della Sanità e Presidente della Regione per avere tamponi di verifica solo sugli operatori sintomatici, dunque non a tappeto su tutti, è l’Ats a bussare alle porte della rsa. Per cosa? Per verificare se, dopo che la stessa Ats aveva respinto la richiesta di effettuare verifiche con tampone nella residenza, ci sia ora posto all’interno della struttura legnanese per ospitare i ricoverati dimessi dall’ospedale così da far posto alle emergenze. Non passa giornata senza che ci siano novità nella vicenda che interessa la struttura legnanese da quando sono stati accertati i primi casi di positività al Covid-19 rendendo la situazione sempre più grave. 

La giornata di ieri si è aperta con la richiesta mandata dal presidente della Fondazione Sant’Erasmo, Domenico Godano, ai vertici di Protezione Civile, Ministero della sanità e Regione Lombardia. Lo spunto è l’ordinanza del presidente Fontana del 21 marzo che illustra le «Ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19», e che stabilisce che «le strutture sanitarie attuino un monitoraggio clinico degli operatori sanitari con rilevazione della temperatura corporea prima dell’inizio del turno di lavoro: il rilievo del rialzo della temperatura oltre i 37,3 C comporta l’effettuazione del tampone naso-faringeo per ricerca di SARSCov- 2 e l’allontanamento dal luogo di lavoro con sospensione dell’attività lavorativa».

Secondo Godano, da questa misura risulta lampante l’esclusione del monitoraggio per gli operatori sanitari in forze nelle strutture socio-sanitarie: «Tale esclusione appare del tutto insensata, posto che le strutture sociosanitarie, al pari delle strutture sanitarie, forniscono prestazioni sanitarie a garanzia e tutela del diritto alla salute costituzionalmente garantito… Oltretutto, l’odierna sconcertante esclusione delle strutture socio-sanitarie lombarde dallo screening per l’accertamento del contagio di Covid-19 del personale comporta ripercussioni pesantissime sul contenimento della pandemia».  Per questo Godano chiede ora «che le suindicate autorità competenti in materia di igiene e sanità pubblica dispongano affinché siano effettuati tamponi rino-faringei su tutti gli operatori sanitari sintomatici delle strutture socio-sanitarie della Lombardia, compresi gli operatori della Fondazione Sant’Erasmo di Legnano».

Un passo avanti rispetto a quanto fatto finora. Un passo indietro, in parte incomprensibile, rispetto a quanto chiesto dalla Sant’Erasmo fino a poche ore prima, e cioè il tampone a tappeto su tutti gli operatori e ospiti, che siano o meno sintomatici. Uno screening di base fatto sull’intera “popolazione“ del Sant’Erasmo, tra le altre cose, che sarebbe quasi fondamentale alla luce delle ultime richieste dell’Ats: sempre nella giornata di ieri, infatti, sarebbe arrivata una telefonata alla stessa Fondazione proprio per sapere quanti siano i posti liberi nella struttura per poter eventualmente ospitare degenti dell’ospedale dimessi per fare posto alle emergenze. Una proposta che, dal punto di vista meramente organizzativo, appare impossibile da tradurre in pratica senza avere una separazione netta tra positivi e non positivi al coronavirus – certezza rilevabile solo con il tampone effettuato su tutti gli operatori e gli ospiti – all’interno della stessa rsa. «Diversamente sarebbe impossibile garantire la sicurezza ai pazienti provenienti dall’ospedale che qui troverebbero posto in caso di ricollocazione».