Cicogne
Cicogne

Magenta (Milano), 17 febbraio 2019 - Il Parco del Ticino è ormai diventato la casa delle cicogne. Questo grazie alle marcite, dove quest’inverno hanno nidificato oltre venti coppie di cicogne bianche; una specie che si era estinta in Italia fin dal 1600 e che solo da pochi decenni è tornata nella Pianura Padana. È quanto emerge dai monitoraggi svolti nell’ambito del progetto Life «Ticino Biosource» durante le recenti nevicate. La cicogna bianca è solita raggiungere l’Africa centrale per poi tornare la primavera successiva. Negli ultimi anni invece, forse anche a causa degli inverni miti, alcuni esemplari hanno deciso di restare qui anche in inverno. In questo senso le marcite sono diventate un ambiente fondamentale per permettere loro di trovare cibo anche durante le giornate più rigide.

Grazie allo scorrimento continuo dell’acqua che impedisce al terreno di gelare e scioglie la neve, questi terreni offrono alimento a molte specie di uccelli. Non si parla solo di cicogne. I censimenti ornitologici compiuti nelle marcite negli ultimi anni hanno permesso di rilevare la presenza di oltre cento specie, dieci delle quali sono classificate come «di interesse comunitario». Le più numerose in inverno sono beccaccini, pavoncelle, aironi bianchi maggiori, allodole, spioncelli, pispole, fanelli.

«Oggi sopravvivono in Lombardia alcune centinaia di ettari di marcite, di questi, la maggior parte si trova nel Parco lombardo della Valle del Ticino – spiega il consigliere con delega all’Agricoltura, Fabrizio Fracassi –. Alla fine degli anni Ottanta si cominciò a intraprendere un percorso di collaborazione con gli agricoltori più attenti e sensibili, finalizzato alla salvaguardia delle ultime marcite e sono quasi trent’anni che il Parco assegna a questi agricoltori meritevoli un contributo economico per il mantenimento o il recupero delle marcite». I fondi che il Parco del Ticino ha recuperato in questi anni derivano da diverse parti; tra queste c’è il recente progetto comunitario Life «Ticino Biosource.

Intorno all’anno Mille, i contadini piemontesi e lombardi si resero conto che immettendo in inverno sui prati da fieno l’acqua di fontanili e risorgive, alla temperatura costante di 10 gradi, il terreno non gelava e consentiva la crescita dell’erba anche in periodo invernale, permettendo agli animai di mangiare.