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16 mag 2022
christian sormani
Cronaca
16 mag 2022

Cerro Maggiore, i legali di Giuseppe Agrati: "Non ha ucciso le sorelle, è innocente"

L’uomo è stato condannato all’ergastolo per aver ammazzato, dando fuoco alla casa di via Roma, le due sorelle. Ricorso in Appello

16 mag 2022
christian sormani
Cronaca
L’abitazione di via Roma in cui morirono le due sorelle nel pauroso incendio
L’abitazione di via Roma in cui morirono le due sorelle nel pauroso incendio
L’abitazione di via Roma in cui morirono le due sorelle nel pauroso incendio
L’abitazione di via Roma in cui morirono le due sorelle nel pauroso incendio

Cerro Maggiore (Milano) - "Non ha alcun movente idoneo: Giuseppe Agrati è innocente. Chi indaga deve battere altre piste e trovare il vero colpevole". Così i legali dell’uomo condannato all’ergastolo per aver ucciso, dando fuoco alla abitazione di via Roma a Cerro Maggiore, le due sorelle Carla e Maria, fanno ricorso in appello contro la sentenza di primo grado che indica di fatto in Giuseppe il solo colpevole della strage. Il ricorso contro la sentenza della corte d’assise di Busto Arsizio è stato depositato perché i due avvocati sono sempre più convinti dell’innocenza dell’uomo. I legali vogliono confutare in ogni modo quanto scritto dal presidente della corte Daniela Frattini e dal giudice Marco Montanari, indicando l’innocenza assoluta di Agrati che, a detta loro, non avrebbe avuto motivo di organizzare un’azione così efferata.

"Quella di Giuseppe è una posizione da rivalutare a tutto tondo - spiegano i legali -. Da valutare attentamente sono i comportamenti e le posizioni di altre persone implicate nella vicenda". Insomma si guarda con attenzione alla natura economica del gesto a livello familiari. A chi quindi sarebbe spettata l’eredità dopo il gigantesco rogo che distrusse i due piani dell’appartamento della centralissima via Roma a Cerro Maggiore. In un primo momento la vicenda fu addirittura archiavata, almeno fino all’opposizione di Andrea Agrati, il nipote delle vittime che fece riaprire il caso che portò poi in carcere Giusepppe Agrati, inchiodato dai giudici per l’incendio dell’aprile 2015. La questione è legata alla morte di Antonio, padre di Andrea Grati, morto qualche settimana prima del rogo. Il figlio era diventato insomma proprietario dell’intero stabile. I legali di Giuseppe chiedono quindi nuove indagini in tal senso.

Gli avvocati poi vogliono chiarezza anche sullo stato delle perizie sugli inneschi. In più occasioni l’avvocato Lauria durante il dibattimento aveva chiesto di approfondire la situazione del corpo di Carla come possibile responsabile del rogo: "Il volto di Carla è stato esposto alla fonte di un innesco, con ciò insinuando un ragionevole dubbio sulle responsabilità di Giuseppe" hanno motivato nel ricorso presentato alla corte d’assise d’appello di Milano. Questioni di sostanza, ma anche questioni formali come quelle contro l’ordinanza con cui il giudice di primo grado aveva "bocciato" la richiesta di integrazione del contraddittorio e di trasmissione da parte dei periti di alcuni file utilizzati per la ricostruzione della dinamica e dello sviluppo dell’incendio presentata dagli avvocati dell’imputato. Adesso Agrati, con la condanna di qualche mese fa, deve scontare l’ergastolo con nove mesi di isolamento diurno, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

 

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