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15 gen 2022

Canegrate, Paolo cerca la madre naturale: "La mia storia nascosta da un omissis"

Nato a Pavia, ho visto il certificato: "Tracce su chi mi ha dato alla luce, ma il suo nome ancora non posso averlo"

gabriele moroni
Cronaca
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Paolo Raimondi ieri e oggi

Canegrate (Milano) - Per la prima volta ha "incontrato" sua madre. Ha trovato un’esile traccia di lei. Ma la burocrazia e soprattutto il vuoto legislativo gli hanno impedito e non smettono di impedirgli di conoscere la cosa che più gli sta a cuore: il nome della madre. Paolo Raimondi, 56 anni, bancario di Canegrate, nell’Alto Milanese, non desiste dalla sua lunga battaglia. Viene al mondo il 15 ottobre del 1965 al Policlinico San Matteo di Pavia. La donna che gli ha dato la vita lo lascia lì, nel grande ospedale, affidato alle cure di chi si occupa di casi come il suo. Il bimbo ha otto giorni quando viene affidato al "Sante Zennaro", l’Istituto provinciale per l’Infanzia. Il 26 ottobre viene battezzato come Paolo Ginna nella parrocchia di Santa Maria di Caravaggio. Rimane a Pavia fino all’aprile del 1966, quando viene adottato dai coniugi da Enrico e Marisa Raimondi, che saranno degli splendidi genitori.

"Dopo un primo rifiuto – dice Raimondi – e dopo che mi ero rivolto al difensore civico, ho potuto vedere una copia della cartella clinica della mia nascita, alla Clinica ostetrica del San Matteo di Pavia. Era la prima volta che trovavo una traccia di mia madre, un documento che la riguardava. L’emozione è stata enorme. Ma ho potuto sapere ben poco, quasi nulla. Il nome e tutti i dati della mamma erano coperti. Era inevitabile che fosse così. Senza l’autorizzazione del tribunale dei minori queste informazioni non possono essere rilasciate. C’erano i dati del parto. C’era qualche riferimento fisico di mia madre. In uno di questi una delle mie due figlie si è ritrovata. Non ho potuto sapere di più".

Una ricerca instancabile, quella di Raimondi. Una ricerca che potrebbe avere un epilogo felice se fosse varata una legge che desse indicazioni uniformi ai Tribunali dei Minorenni che oggi invece si comportano in maniera differente. Ma per ora non è possibile. Manca, appunto, una norma che – dopo la sentenza 278 del 2013 della Corte Costituzionale, adegui gli articoli che disciplinano una materia tanto delicata, difficile, spesso dolorosa. "Ad oggi, per quanto di mia conoscenza – prosegue Raimondi – i tribunali di Milano e Genova sono gli unici a non rilasciare i dati della madre biologica nel caso che questa sia deceduta, estendendo la tutela della privacy alla famiglia che potrebbe avere formato in un secondo tempo. Mia madre dovrebbe essere nata attorno al 1932. Può darsi che non ci sia più. Qui i motivi per cui attendo per l’inoltro di una nuova istanza. Questa è la terza legislatura che vede presentati dei disegni di legge su questa materia. Per quanto ne so sono tre quelli fermi davanti alla commissione Giustizia del Senato". In questi giorni Paolo Raimondi ha scritto anche a "Chi l’ha visto?" per raccontare la propria odissea.
 

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