Lecco, 9 marzo 2018 - A 75 anni c’è chi va a prendere i nipoti all’asilo e chi sfreccia sull’acqua a quasi trecento chilometri orari spinto da un motore da più di 1700 cavalli. Fabio Buzzi, ingegnere e pluricampione di motonautica, ha stabilito il nuovo record di velocità sull’acqua toccando i 277,515 chilometri orari e frantumando il record precedente (252 Km/h) che resisteva dal 1992.

Il “turbo ingegnere” ha firmato la sua ennesima impresa nel pomeriggio di mercoledì, nel tratto di lago compreso tra Lecco e Mandello («tra le due e le tre del pomeriggio con vento assente e lago quasi piatto») ma è stata resa nota solo ieri in attesa dell’ufficialità del team del Guinness world records, giunto apposta dall’Inghilterra per certificare al millesimo di secondo. «Il record è solo un numero, in questo caso 277,5 come i chilometri toccati - spiega Buzzi -, ma questo numero certifica che oggi siamo i primi al mondo nel settore marino grazie a questo motore diesel sviluppato con FPT». E scusate se è poco. FPT (Fiat Powetrain Technologies) è la società del gruppo CNH Industrial (assieme a marchi come Iveco, New Holland, CASE) che fornisce i motori a tutto il Gruppo Fiat con la quale l’azienda di Buzzi collabora dal 1983 quando ancora si chiamava Iveco. «Insieme abbiamo vinto 15 titoli mondiali, due volte il giro d’Inghilterra: nella prima, nel 1984, c’ero ancora io dentro al motoscafo». E così questo record dal sapore tanto sportivo contiene in sè una carica economica assolutamente esplosiva. «Quel motore è stato progettato per Fiat Holland e soprattutto per il mercato Usa, per le grandi mietitrebbie: grazie alle due turbine a geometria variabile, riesce a unire una grande ripresa a una notevole potenza e praticamente assenza di fumosità».

Un motore pensato e progettato (proprio come il motoscafo) alla Fb Design , sede ad Annone Brianza, una cinquantina di dipendenti, dove la parola d’ordine da anni è ricerca, ricerca e poi ancora ricerca «perché crediamo che questo sia l’unico investimento sano che si può fare in Italia», ci racconta l’ingegnere che non smette mai di stupire per la sua estrema schiettezza. «Chi si ferma è perduto, le aziende che non innovano saranno costrette a rimanere al palo. E per crescere bisogna prima studiare e poi tenersi aggiornati. Il vero problema di questo paese è che vedo tanti, troppi giovani che tutto questo non hanno voglia di farlo». Così è se vi pare.