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Lecco, cambio vita e mi rifugio in quota: Mattia gestisce baite con moglie e figlioletta

Ha lasciato un’attività ben avviata, un lavoro remunerativo e le comodità della città per la montagna

di DANIELE DE SALVO
Ultimo aggiornamento il 1 settembre 2018 alle 07:27
Eleonora Villa e Mattia Tettamanzi

Lecco, 1 settembre 2018 - Ha lasciato un’attività ben avviata, un lavoro remunerativo e le comodità della città per la montagna. Ha fatto le valigie e con moglie e figlioletta non ha mai smesso di puntare in alto. Prima al Rifugio Marchett ai Piani d’Erna ai piedi del Resegone e poi ancora più su e più lontano, al rifugio Rosalba, a 1.730 metri di quota e almeno due ore di cammino a ridosso della Famosa Cresta Segantini sulla Grignetta e al Rifugio Luigi Brioschi, a 2.410 metri di altitudine in vetta al Grignone. Mattia Tettamanzi, 28 anni ancora da compiere, originario della provincia di Como, è il capannat dei tre rifugi, una scelta e uno stile di vita in cui ha coinvolto pure la moglie Eleonora Villa, sposata nel 2014 proprio al Marchett, e la loro bimba di 8 mesi. La gestione del Marchett l’ha assunta nel 2012, quando di anni ne aveva appena 22.

«Prima ero un artigiano nel settore dell’assemblaggio dei mobili – racconta –. Giravo il mondo e guadagnavo discretamente, ma appena mi è stata offerta l’opportunità del Marchett a Erna non me la sono lasciata sfuggire, ho fatto armi e bagagli e mi sono trasferito lì. Di recente ho colto quindi l’occasione per il Rosalba e il Brioschi con il mio amico e socio Alex Torricini. Purtroppo a dicembre lascerò il Marchett, poiché preferisco dedicarmi a strutture più in alto e tipicamente di montagna, dei rifugi veri e propri insomma, non come il Marchett che in qualche modo assomiglia ad una sorta di albergo e ristorante».

In caso di emergenza dispone di un’abitazione anche a valle, a Lecco, ma ci soggiorna di rado, pure d’inverno, quando in quota si è letteralmente sommersi dalla neve e in giro non si scorge anima viva. «È tutta un’altra dimensione, che è quella che piace a me – spiega –. Le incombenze, tra ospiti, rifornimenti e manutenzioni non mancano, durante i lunghi periodi di chiusura in settimana o di maltempo bisogna tuttavia imparare ad assaporare il tempo che sembra non trascorrere mai, gustarsi la lettura di un libro, apprezzare l’attesa, ammirare il paesaggio e il panorama, godersi appieno la presenza delle persone che si amano e con cui si è scelto di stare».

La montagna del resto ce l’ha nel sangue, la frequenta fin da piccolo e nell’adolescenza se ne è innamorato. Inizialmente i suoi familiari, la fidanzata divenuta successivamente sua moglie e gli amici erano scettici sulla sua decisione, ma è riuscito a contagiare pure loro, tanto che i suoi genitori gli danno una mano e lo aiutano nell’impresa quando ha bisogno, sua moglie ha intrapreso la stessa scelta e i gli amici all’occorrenza lo affiancano.

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