Operai al lavoro

Lecco, 25 gennaio 2018 - Le performances dell’ecomia lecchese tornano ai livelli pre-crisi. La conferma arriva questa volta dallo studio Excelsior-Unioncamere nel quale tutti gli indicatori mostrano una crescita che, da sporadica, negli ultimi tempi si è consolidata riportando una ventata di ottimismo anche tra le latitudini manzoniane. Un ottimismo che traspare anche nelle dichiarazioni di Rita Pavan. «Tutti i dati a nostra disposizione ci dicono che il nostro territorio sta con gradualità uscendo dalla crisi», spiega il segretario generale di Cisl Monza Brianza-Lecco che insieme ad Enzo Mesagna, responsabile del dipartimento del mercato del lavoro, ha tracciato un quadro di una situazione che finalmente abbandona i toni cupi e depressivi degli ultimi anni.

A fare da traino è ancora una volta l’industria metalmeccanica (+5,4%) e soprattutto siderurgica (+13,9%), da sempre il “core business” del territorio. In questo settore la maggior parte degli indicatori cresce a livelli anche superiori alla media regionale lombarda, che già è il motore del Paese: la produzione fa segnare un +5,1% (3,2% la media regionale), il fatturato delle aziende lecchesi schizza a un +6% (4,9% la media in Lombardia) mentre gli ordini sono a +4,8% (5,3%). Se a questo si aggiunge che le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps nel 2017 si sono praticamente dimezzate (quella straordinaria è passata addirittura da quasi due milioni a 663mila) rispetto al 2016. E ancora, che nel 2017 il saldo delle assunzioni è stato di segno positivo (+ 1.079) e che i fallimenti sono diminuiti complessivamente del 27,9%, è facile intuire che anche i più incalliti pessimisti si stanno rassegnando all’idea che l’economia lecchese finalmente è ritornata a galoppare, sebbene permangano ancora alcune criticità come la difficoltà dell’edilizia che stenta ancora a riprendersi e le tipologie contrattuali con il 60% dei nuovi dipendenti assunti a tempo determinato. «Iil precariato, soprattutto nel turismo e nei servizi alla persona, resta una questione da risolvere - spiega Mesagna –. Un altro problema è l’alta percentuale (quasi il 20%) di personale non specializzato tra gli assunti, sebbene le stesse aziende lecchesi dichiarino di avere difficoltà a reperire figure con alte qualifiche. E questo è un problema che si dovrà risolvere soprattutto puntando sull’alternanza scuola-lavoro».