Uno scorcio di Villa Manzoni a Lecco
Uno scorcio di Villa Manzoni a Lecco

Lecco, 25 ottobre 2020 - A Giosuè Carducci politicamente e letterariamente Alessandro Manzoni non piaceva affatto. Eppure l’11 ottobre 1891, in occasione dell’inaugurazione del monumento che raffigura il Sommo in centro a Lecco, il Terzo vate d’Italia avrebbe pronunciato un discorso per elogiare il suo "acerrimo nemico" ormai scomparso da 18 anni. Quel discorso, conosciuto come “Discorso di Lecco”, non sarebbe tuttavia in realtà mai stato pronunciato, certamente non come è stato riportato e interpretato successivamente né tanto meno come trascritto a posteriori su una bozza esposta in bella mostra a Villa Manzoni, dimora di gioventù di Don Lisander ora diventata un museo a lui dedicato.

A svelare "il falso ideologico" se non storico, e riaccendere dopo oltre un secolo la disputa tra i due big della letteratura è Fabio Stoppani del Centro studio Abate Stoppani, pronipote del fratello di Antonio Stoppani, altro peso massimo della cultura italiana a cui si deve tra l’altro proprio la realizzazione del monumento al Manzoni. La faccenda è complicata, degna della trama de “Il nome della rosa” di Umberto Eco e dell’acume di personaggi come Guglielmo da Baskerville piuttosto che de “I promessi sposi”. In mezzo ci sono inviti ufficiali e ufficiosi alla cerimonia, dispute tra intellettuali lombardi e romagnoli, clericali e anticlericali, rivoluzionari e reazionari, articoli satirici, lettere al direttore del Resto del Carlino, manoscritti posticci e anche qualche brindisi di troppo. Coniugando filologia e approfondite conoscenze storiche e storiografiche, comparando documenti e ricostruendo quanto avvenuto, detto e scritto in quel periodo il discendente dell’Abate è tuttavia riuscito a rendere una lettura assolutamente inedita del “Discorso di Lecco”.

"Carducci non fece alcun discorso alla cerimonia di inaugurazione, si limitò a un brevissimo brindisi nel corso di una cena svoltasi molte ore dopo, a inaugurazione ampiamente conclusa - spiega l’esperto che lo scorso aprile “ha messo all’angolo” con un centinaio di pagine fitte fitte di osservazioni anche Alberto Angela e il suo documentario “Viaggio nel mondo dei Promessi Sposi”, visto in tv da 2 milioni di spettatori -. Bicchiere alla mano, Carducci pronunciò su Manzoni parole di senso opposto a quanto egli poi volle far credere e che, con un vero falso ideologico, vennero dal 1901 e anche tuttora al Museo Manzoniano di Lecco spacciate come l’ufficiale discorso inaugurale del Monumento a Manzoni. Carducci in quell’occasione si comportò in modo intellettualmente poco onesto. È una piccola cosa nel quadro delle tematiche manzoniane ma è pur sempre importante soprattutto nel suggerire di modificare radicalmente le modalità con cui la vicenda del Monumento a Manzoni in Lecco viene presentata".