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29 mar 2022

Valli bresciane in fiamme: distrutti 600 ettari

Per impedire il susseguirsi dei roghi, nella maggior parte dei casi dolosi, i sindaci hanno deciso di chiudere le strade montane

29 mar 2022
milla prandelli
Cronaca

VEZZA D’OGLIO (Brescia)

di Milla Prandelli

Fuoco, fiamme e paura. Gli abitanti delle montagne bresciane sono stanchi di quella che è ormai una situazione da allerta rossa, con incendi che ogni giorno scoppiano andando a devastare dei veri e propri paradisi naturali oltre che polmoni verdi del territorio. Dall’inizio del 2022 gli ettari andati in cenere sono più di 600 tra Valle Camonica, la zona maggiormente colpita, Valle Sabbia e Valle Trompia. È stato colpito anche il monte Maddalena, da tutti conosciuto come la “Montagna della città“, dove si parla di qualche decina di ettari. L’ultimo fronte, di dimensioni molto notevoli, si è scatenato nel tardo pomeriggio di domenica in Val Grande: una delle zone più belle e incontaminate dell’alta valle. L’incendio da allora interessa una vasta porzione di bosco su due versanti della Cima. Sul posto da domenica operano i volontari dell’antincendio boschivo della Protezione Civile della Comunità di Valle Camonica e i vigili del fuoco di Darfo Boario Terme e dei distaccamenti volontari.

Nella zona sono presenti diverse baite. Sono intervenuti vari mezzi aerei. Si parla di varie decine di ettari. Il secondo incendio in corso è in Valvestino e a Magasa, dove il fronte delle fiamme sta interessando il monte Bocca di Valle, In località Denai. Per tutta la notte è rimasto in zona un presidio di vigili del fuoco a protezione di alcune abitazioni. Anche in questo caso sono intervenuti vigili del fuoco, personale dell’Antincendio Boschivo e tecnici comunali. Il sindaco di Magasa, Federico Venturini, ha chiuso tutte le strade montane che consentono di accedere alla zona. Ieri le fiamme risultavano spente a Sonico, dove sono bruciati oltre cento ettari di bosco e dove è stata colpita la zona del Coren De le Fate, nota per i suoi resti archeologici. Fiamme spente anche a Botticino, che per tre diverse volte dall’inizio dell’anno è stata oggetto di incendi in diverse aree boschive, così come Berzo Demo, dove sono andati persi oltre duecento ettari.

In quasi tutti i casi le cause sono dovute all’azione umana: quella di piromani, che amano vedere il fuoco scatenarsi, quelle degli incendiari, che hanno uno scopo ben preciso per agire, come per esempio vendicarsi di qualcuno e quelle di chi accende roghi per eliminare sterpaglie e vegetazione e poi ne perde il controllo. In qualche raro caso la colpa è di focherelli accesi per cucinare o mozziconi di sigarette. L’autocombustione in questo periodo è esclusa perché non ci sono temporali e quindi fulmini che si abbattono su piante e sterpaglie. Nei giorni prossimi sulle montagne lombarde dovrebbe piovere e l’allarme diminuire.

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