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5 giu 2021

Tanti parà per l'addio a Carlo Murelli, reduce di El Alamein

Il parà della Folgore era presidente onorario dei Paracadutisti d'Italia

5 giu 2021
daniele de salvo
Cronaca

Lecco, 5 giugno 2021 - “Un impegno fino all'ultima cartuccia”. Proprio come quella sparata nell'autunno del 1942 nel deserto egiziano dal caricatore da venti colpi della sua Breda, prima della capitolazione definitiva e la resa con lonore delle armi riconosciuto dai suoi stessi nemici. Si narra infatti che fosse stato proprio lui a esplodere l'ultimo colpo della battaglia di El Alamein, di cui Carlo Murelli, paracadutista della Folgore tra i 306 superstiti del sanguinoso e impari scontro, scomparso nei giorni scorsi all'età di 99 anni, era uno degli ultimi protagonisti superstiti. A ricordarlo è stato questa mattina durante il funerale laico, celebrato allo stadio comunale di Lecco, il generale Marco Bertolini ex comandante della Folgore e presidente dell'Anpdi, Associaizone nazionale paracadutisti d'Italia. “Lui e gli altri erano ragazzi che nel momento in cui l'Italia entrava in guerra contro il mondo hanno compiuto in passo avanti. Mentre altri cercavano un compromesso loro combattevano fino all'ultimo colpo nel serbatoio della loro arma. Dobbiamo essere orgogliosi del valore di connazionali come lui”.

Al funerale hanno preso parte i parà della Folgore in picchetto, molti ex folgorini e paracadutisti di tutta Italia di cui era presidente onorario. Il feretro, avvolto nel tricolore, è stato accolto dal canto “Come folgore dal cielo”, l'inno della folgore, seguito dall'inno nazionale e dal suono del silenzio durante la recita della preghiera del paracadutista: “Eterno immenso Iddio, che creasti gli infiniti spazi e ne misurasti le misteriose profondità, guarda benigno a noi, paracadutisti d’Italia, che nell’adempimento del dovere, balzando dai nostri apparecchi, ci lanciamo nella vastità dei cieli... Benedici, o Signore, la nostra Patria, le famiglie, i nostri cari! Per loro, nell’alba e nel tramonto, sempre la nostra vita! E per noi, o Signore, il tuo glorificante sorriso. Così sia”. Sulla bara, la moglie Paola, compagnia di una vita per la quale nel 1959 Carlo si era trasferito dalla provincia di Monza a Lecco, ha voluto adagiare l'uniforme di guerra del marito. Al termine del rito di commiato infine l'ultimo grido per salutare chi è stato protagonista di una delle pagine più buie e insieme eroiche della storia: “Parà! Folgore!”. 

 

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