Federico Guzzi
Federico Guzzi

Lecco, 26 settembre 2016 - C’è chi dice no all’innalzamento dei limiti di velocità in Superstrada e al ritorno in alcuni tratti ai 110 chilometri orari. Federico Guzzi, 68 anni di Merate, fondatore dell’associazione «Pro vita» per sensibilizzare i cittadini sugli incidenti stradali, si schiera con i vertici di Anas che per ragioni di sicurezza hanno abbassato a 90 i limiti massimi lungo tutta la Statale 36. «È scientificamente provata la stretta correlazione tra velocità al volante, incidentalità e mortalità stradale – spiega -. Riducendo di appena tre chilometri orari la velocità media solo nel vecchio continente si risparmierebbero almeno 6mila delle 35mila vittime che purtroppo si registrano ogni anno in Europa». 

«Abbassare i limiti addirittura di 20, da 110 a 90, sortirebbe risultati ancora migliori», prosegue. Del resto la Super è una delle arterie più pericolose della Lombardia. Lui sa bene tra l’altro cosa significhi perdere un proprio caro in un incidente. Nel 1991 il figlio Fabio appena 17enne è scomparso proprio in un incidente. «Ma il fenomeno delle vittime dell’asfalto non deve e non può riguardare solo chi ne è toccato direttamente – ammonisce -. Si tratta di una piaga sociale, con numeri complessivi da bollettino di guerra e perdite in potenzialità umane spaventose». Certo, ridurre la velocità serve, ma non basta.

«Occorre rimuovere tutti gli ostacoli e gli elementi di pericolosità – prosegue -. Tra buche, sconnessioni, alberi e pali ai margine della carreggiata, cordoli in cemento, geometrie improbabili le nostre strade sono delle trappole fatali». Asfalto non ottimale, assenza di vie di fuga e di corsie d’emergenza, giunti difettosi, segnaletica assenta, scarsa illuminazione, gallerie, cunette e pozze d’acqua che si formano ogni volta che piove rappresentano un mix letale anche in Superstrada. «Abbassare i limiti in Super a livelli è comunque un bene – conclude -. Pochi minuti in più di viaggio non cambiano la vita a nessuno, certamente però possono salvarla a molti».