Linea Lecco-Milano
Linea Lecco-Milano

Lecco, 31 agosto 2018 - Rissa sul treno dei pendolari. A scatenare il parapiglia ieri mattina non sono stati però i soliti portoghesi senza biglietto, ma distinti viaggiatori paganti esasperati dai consueti ritardi e indispettiti da un controllore che, nonostante appunto l’ennesimo ritardo, ha chiesto loro di mostrare biglietti e abbonamenti. Per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente e che dalle maleparole e gli insulti qualcuno passasse alle mani contro l’addetto di Trenord sono dovuti intervenire le guardie giurate particolari che effettuano servizio di sicurezza e di scorta a bordo di alcuni vagoni.

I momenti di tensione si sono vissuti sul locale 10831 che avrebbe dovuto partire da Lecco alla volta di Milano alle 7.37, ma che invece è partito solo alle 8.05 per approdare in banchina Porta Garibaldi alle 8.38, dove tuttavia è giunto alle 9.09, 31 minuti più tardi rispetto all’orario programmato. All’intera scena ha assistito il sindaco di Osnago Paolo Brivio, che tutti i giorni prende il treno per recarsi al lavoro. «Il treno era in ritardo – racconta il primo cittadino – È arrivato e partito con mezz’ora di ritardo, di fatto però è stato cancellato perché è passato alla stessa ora di quello dopo. Molti di noi erano arrabbiati perché ancora una volta saremmo arrivati in ufficio fuori tempo. Quando il capotreno durante il giro di controllo ha domandato di poter vedere i biglietti e gli abbonamenti a diversi passeggeri la richiesta è parsa una presa in giro, quasi una beffa. Qualcuno ha alzato la voce e lo ha apostrofato, lui ha risposto, i toni si sono alzati e si è sfiorata la rissa».

Solo la presenza di un vigilantes di Trenord, che fortunatamente si trovava a bordo di quel treno, ha impedito il contatto fisico. «Purtroppo temo ci attenda una stagione di sofferenza di «guerriglia» – commenta il sindaco -. Molti viaggiatori sono esasperati, non ne possiamo più ci stiamo rimettendo soldi, tempo e qualità della vita e quando l’esasperazione è troppa purtroppo il conflitto rischia di deflagrare».