Provincia sempre più povera. Un contribuente su cinque a rischio

Lo denuncia Mirco Scaccabarozzi, segretario generale della Cisl Monza Brianza Lecco

Provincia sempre più povera. Un contribuente su cinque a rischio

Provincia sempre più povera. Un contribuente su cinque a rischio

LECCO

Più che la terra dei Promessi sposi, la provincia di Lecco sembra Nottingham. I poveri, che sono la maggioranza, sono sempre più poveri, i ricchi sempre più ricchi. I più poveri sono i pensionati e i dipendenti, i più ricchi sono autonomi e imprenditori. Lo denuncia Mirco Scaccabarozzi, segretario generale della Cisl Monza Brianza Lecco, lo dicono con i loro numeri sulle dichiarazioni dei redditi i funzionari del Mef, il Ministero di Economia e finanza.

In provincia di Lecco si contano 238mila contribuenti, 238.398 per la precisione, che complessivamente dichiarano un reddito imponibile di poco superiore ai 5 miliardi 800mila euro. Mediamente i 136.500 dipendenti valgono 3 miliardi e mezzo di euro di stipendi totali, i 92.500 pensionati 1 miliardo 900mila euro di pensioni, i quasi 3 mila autonomi 195 milioni di euro di fatture e i 6.500 imprenditori 230mila euro di fatturato.

I conti sono abbastanza semplici: i dipendenti hanno un imponibile Irpef medio di 25.600 euro, i pensionati di 25.500, mentre gli autonomi di 66mila e gli imprenditori di 35mila euro.

"Il punto cruciale però è l’incidenza, ovvero quanto pesano i contribuenti di ciascuna categoria sugli imponibili totali – spiega il sindacalista della Cisl - I dipendenti lecchesi che rappresentano il 57% dei contribuenti in provincia incidono per il 60% del valore delle dichiarazioni Irpef, i pensionati che sono il 39% per il 32,5%, mentre autonomi e imprenditori che sono solo il 4% incidono per il 7,2% dei redditi totali dichiarati. La forbice, come traspare, si allarga considerevolmente". Tra l’altro mentre gli stipendi medi dei dipendenti e le pensioni dei pensionati sono aumentati di nemmeno un migliaio di euro in un anno, i compensi di autonomi e imprenditori invece sono cresciuti di quasi 15mila euro per i primi e di 5mila euro per i secondi. Così mentre lavoratori a partita Iva e imprenditori con i loro incassi hanno almeno in parte tenuto a bada l’inflazione, dipendenti e pensionati, i cui compensi sono tassati alla fonte, invece no.

"I prezzi al consumo, soprattutto del comparto alimentare, si innalzano con percentuali più consistenti, cosicché il potere di acquisto decresce progressivamente – commenta infatti Mirco Scaccabarozzi -. Il ridotto aumento del reddito dei dipendenti nell’ultimo triennio aumentato del 3% e non regge certo il confronto con l’inflazione". Risultato: nel Lecchese più di un contribuente su cinque è un cosiddetto vulnerabile a rischio povertà.

Daniele De Salvo