Il ponte chiuso
Il ponte chiuso

Paderno d'Adda (Lecco), 3 dicembre 2018 - Ristrutturare il ponte San Michele tra Paderno e Calusco d’Adda costerà più di quanto è stato pagato per costruirlo. Quando il cavalcavia, ora completamente chiuso al transito da due mesi e mezzo perché rischia di crollare, è stato innalzato tra il 1887 e il 1889 sono stati sborsati nemmeno 2 milioni di vecchie lire dell’epoca, una cifra pari a 8 milioni e mezzo di euro al cambio e alla rivalutazione attuali. Per consolidare e riaprire al passaggio di automobilisti e pendolari la “torre Eifell della Brianza”, candidata a diventare patrimonio dell’umanità, ci vorrà però il doppio, la bellezza di 17 milioni di euro e anche lo stesso tempo, tra i 18 e i 24 mesi. È stato infatti pubblicato nei giorni scorsi dai tecnici di Rfi - la società proprietaria dell’infrastruttura il cui amministratore delegato Maurizio Gentile è stato nominato commissario straordinario per gestire l’emergenza - il bando per «la progettazione ed esecuzione dei lavori per l’adeguamento strutturale e funzionale del ponte San Michele».

L’importo complessivo dell’appalto è appunto di 17 milioni e rotti euro, 17.131.823,07 per la precisione, al netto dell’Iva, ma comprensivi degli oneri per la sicurezza e di 390mila euro per la progettazione dell’intervento, sebbene le indicazioni vincolanti di massima siano già state approvate. Le domande per aggiudicarsi la commessa a sei zeri, riservata solo a operatori specializzati e qualificati, devono essere presentate entro il 7 gennaio del 2019. Una volta affidati, i lavori dovranno concludersi entro 18 mesi. Intanto al Pirellone l’assessore regionale alla Mobilità Claudia Maria Terzi ha incontro gli amministratori locali e i funzionari dei diversi enti coinvolti per tracciare il punto della situazione dell’intervento per sistemare il piano viario superiore. «Ci ritroveremo anche settimana prossima per decidere alcuni dettagli – spiega il sindaco di Paderno Renzo Rotta -. Quella che mi pare certa è la volontà da parte dei vertici di Rfi di fare in fretta».