Lecco, 6 settembre 2018 - Altri quattro indagati per il crollo del ponte di Annone Brianza (Lecco), che il 28 ottobre di due anni fa - cadendo sulla superstrada Milano-Lecco - uccise Claudio Bertini, 68 anni, di Lecco. Rimaesero ferite anche cinque persone, l’autista dell’autoarticolato che provocò il crollo al suo passaggio, e una famiglia residente nel Lecchese, con una figlia di 12 anni.

Dopo i primi avvisi di garanzia per omicidio colposo nei confronti del dirigente dell’ufficio viabilità della Provincia di Lecco, Angelo Valsecchi, di un tecnico dello stesso Ente, Andrea Sesana, e di Giovanni Salvatore, dirigente dell’Anas, i nomi di altre quattro persone sono finiti sul registro degli indagati. E la lista non è ancora completa. Le persone informate dei fatti sono tra chi ha costruito il ponte (Provincia di Como) per passare alla gestione degli ultimi anni (Provincia di Lecco e Anas), quindi si arriva alle autorizzazioni concesse ai mezzi pesanti. La Procura di Lecco è nella fase conclusiva dell’inchiesta: la voluminosa documentazione è al vaglio del rocuratore capo Angelo Chiappani e del pm Cinzia Citterio. In questi giorni hanno disposto altri due accertamenti della polizia stradale di Lecco. Poi l’inchiesta sarà finita.

Il ponte crollò alle 17.20 del 28 ottobre 2016 al passaggio di un trasporto eccezionale della ditta bergamasca Nicoli. La perizia effettuata per conto della Procura da Marco Di Prisco, ingegnere e docente del Politecnico di Milano, e da un pool di esperti ha ampliato le presunte responsabilit. Il ponte venne costruito alla fine degli anni Sessanta e solo nel 2006 e 2009 ci furono degli interventi, seppur minimi, di manutenzione. Secondo il consulente della Procura, «l’uso improprio del cavalcavia è strettamente connesso all’autorizzazione di libera circolazione». L’inchiesta punta infine a ricercare le responsabilità anche tra chi l’ha costruito e soprattutto chi doveva svolgere la manutenzione. Per il consulente «tra i responsabili del crollo figurano anche le persone che dovevano apporre un cartello, per limitare la portata massima a 44 tonnellate, escludendo trasporti eccezionali». «Tale limitazione – è la conclusione di Marco Di Prisco – sarebbe risultata in accordo con i carichi di progetto, sebbene l’errore iniziale, riscontrabile analizzando la relazione di calcolo, avrebbe dovuto invitare la Provincia di Lecco, proprietaria della struttura (dal 1995, Ndr) a verificare lo stato di fatto delle armature o ricollaudare il cavalcavia per valutare la capacità portante in esercizio».