Calolziocorte, 20 novembre 2014 - La locale di Calolziocorte fra i clan della ‘ndrangheta lombarda è tra le più datate. Secondo gli investigatori dell’inchiesta «Insubria» – che l’altra notte è costata l’arresto a 38 persone – è stata costituita addirittura nel 1975, per la precisione l’8 settembre. Sono gli stessi affiliati a rivelarlo. Ne parlano durante le loro “mangiate”. «Nel ‘75 fu, nel 1975 fu aperta...», si legge nelle intercettazioni trascritte negli atti. E da allora nulla è mutato: «Abbiamo fatto sempre in questo modo». Per l’occasione venne organizzata una trasferta nella Locride, al santuario mariano di Polsi.

I presenti dovevano urlare a voce alta il loro nome, «perché tutti dovevano sentire chi c’era e chi non c’era», anche se «c’erano centinaia di sbirri che ci sentivano». Annota il gip Simone Luerti che ha firmato l’ordinanza Insubria: «Il collegamento con la Calabria e il riconoscimento della “locale” comportano naturali relazioni e contatti con le paritetiche strutture esistenti su territorio lombardo. In tale senso si spiega la necessità che la locale di Calolzio sia interpellata in questioni che ne lambiscano il territorio». Dopo i colpi assestati con le operazione «Wall street» e «Oversize» si ipotizzava che l’organizzazione fosse stata smantellata. Così non è stato. Secondo i militari del Ros e i procuratori della Dda i componenti della locale hanno continuato a operare ininterrottamente per quasi quattro decenni.

A capo ci sarebbe stato il padrino Antonino Mercuri “Pizzicaferro”, 64 anni di Airuno, affiancato dal Antonino Mandagli, con la dote di tre quartino, pensionato di 60 anni Carenno e Marco Condò, operaio di 43 anni di Lecco con la dote di vangelo e funzioni di mastro di giornata.

Gli altri affiliati sarebbero, secondo la procura, Giovanni Buttà, 52 anni di Calolziocorte, già condannato per omicidio, con la dote di santista, Antonio Condò, fratello di Marco, vangelista di 44 anni di Torre de’ Busi, l’altro fratello 39enne Ivan, Rosario Gozzo, manovale 50enne di Carenno, anche lui vangelista, il santista Domenica Lamanna, 64enne di Calolzio finito nel 1996 nell’indagine “I Fiori della notte di San Vito 2”, Bartolomeo Mandaglio, vangelista di 56 anni di Vercurago, il fratello santista cameriere Luca di 30 anni di Olgiate Comasco, il vangelista Giovanni Marinaro di 54 anni già condannato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, il picciotto Nicholas Montagnese di 22 anni di Torre de’ Busi, lo sgarrista Albano Panuccio di 33 anni di Dolzago, lo zio vangelista Antonino di 57 anni sempre di Dolzago, il trequartino Francesco Petrolo di 56 anni e il vangelista Valente Salvatore di 48 anni di Torre de’ Busi e il santista Vittorio Varrone di 41 anni di Lecco.