Invia tramite email Condividi Condividi su Instagram Effettua l'accesso col tuo utente QN Il Giorno Tutte le ultime notizie in tempo reale dalla Lombardia il Resto del Carlino Tutte le notizie in tempo reale dall'Emilia Romagna e dalle Marche Il Telegrafo Tutte le news di oggi di Livorno La Nazione Tutte le notizie in tempo reale dalla Toscana e dall'Umbria QuotidianoNet Tutte le ultime notizie nazionali in tempo reale Tweet WhatsApp Canale YouTube
Cronaca Sport Cosa fare

EDIZIONI

Abbonamenti

Leggi il giornale

Network

Quotidiano.net il Resto del Carlino La Nazione Il Giorno Il Telegrafo

Localmente

Codici Sconto

Speciali

Lecco, addio al re del mattone: morto Arialdo Villa

L'imprenditore si è spento dopo 25 giorni d’agonia

di ROBERTO CANALI
Ultimo aggiornamento il 10 settembre 2018 alle 07:12
Arialdo Villa (Cardini)

Lecco, 10 settembre 2018 - Non ce l’ha fatta Arialdo Villa, il re del mattone lecchese che dal 14 agosto scorso lottava tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Mandic, dov’era finito in seguito a un incidente che gli era capitato nel giardino della sua tenuta di Cicognola.

Quel giorno l’imprenditore era in compagnia di un amico contadino che lo stava aiutando con il suo trattore. Probabilmente a causa di un’errata manovra il mezzo ha urtato un capanno adibito a legnaia che gli è rovinato addosso. Soccorso prima dall’amico che aveva cercato di liberarlo dalle macerie, poi dai vigili del fuoco e dai volontari della Croce Rossa che lo avevano portato d’urgenza all’ospedale cittadino, Arialdo Villa ha resistito nel reparto per tre più di tre settimane. Malgrado le cure però le sue condizioni non erano mai migliorate e ieri mattina il suo cuore ha cessato di battere. La notizia della sua scomparsa ha fatto rapidamente il giro della città e si è diffusa anche nel resto della Brianza dove in tanti conoscevano e stimavano il patron della Beton Villa, che aveva costruito con le sue mani fino a fare dell’azienda edile di Brugarolo un vero e proprio colosso delle costruzioni. Un vero e proprio impero con cantieri pubblici e privati in tutta la Lombardia e oltre 280 dipendenti, poi ceduto nel 2007 alle Safi Spa che però fallì neppure tre anni dopo con pesanti strascichi giudiziari.

Il dolore più grande però Arialdo Villa l’aveva vissuto nel lontano 1987, nel pomeriggio del 24 novembre quando a poche decine di metri dalla villa di famiglia di Cicognola, quella dove si è verificato l’ultimo incidente, fu rapito il figlio Massimo Oreste. Seguirono sette mesi da incubo, che terminarono con la liberazione in Aspromonte dopo che la famiglia pagò un riscatto miliardario. A versare l’ultima rata fu proprio l’imprenditore il quale, per riuscire a trattare con i rapitori non esitò a trasferirsi a Vibo Valentia insieme alla moglie Luciana. Da allora, per chi lo conosceva bene, Arialdo Villa non fu più lo stesso anche se continuò a impegnarsi nel mondo degli affari e del volontariato, al quale si dedicava con generosità e discrezione. Non è ancora nota la data dei funerali che potrebbero essere nella giornata di domani.

 

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.