Fabio Buzzi
Fabio Buzzi

Lecco, 19 settembre 2019 - Il traguardo, il record e poi la collisione contro una parte della diga che compone il “sistema Mose”, nella laguna di Venezia. Fabio Buzzi, 76 anni, è morto così a bordo di un suo motoscafo, passione e lavoro di una vita intera nel tentativo (riuscito) di riprendersi il record sulle 1200 miglia della Montecarlo-Venezia fatto registrare nel 2016. Nello schianto hanno perso la vita anche altri due membri dell’equipaggio: l’amico Luca Nicolini, primatista mondiale di offshore, di Oggiono anche lui e il meccanico olandese Eric Hoorm. L’unico superstite è Mario Invernizzi, conosciutissimo imprenditore, titolare insieme ai fratelli, dell’omonima azienda di famiglia che commercializza prodotti edili.

È il fratello Sergio a rassicurare sulle sue condizioni. «Sono riuscito a sentirlo al telefono - spiega Sergio Invernizzi, che in passato è stato anche presidente della Calcio Lecco - e mi ha assicurato che è salvo solo perché aveva appena slacciato le cinture ed era già in posizione eretta e così nell’urto è stato catapultato fuori dall’abitacolo». Mario Invernizzi, 57 anni, sposato e padre di due figli, è tuttora ricoverato in osservazione all’ospedale Civile di Venezia a causa dei grossi traumi al torace subìti nell’impatto. Sulla dinamica della tragedia costata la vita ai due lecchesi Sergio Invernizzi racconta quanto riferito dal fratello. «Mario mi ha detto che a circa cinquanta miglia da Venezia ha lasciato i comandi a Buzzi che ha portato il motoscafo all’arrivo stabilendo il nuovo record».

Una volta sbriciolato il record della Montecarlo-Venezia volando sull’acqua in 18 ore e 30’ (il precedente limite era di 23 ore), il motoscafo si è schiantato a una velocità di settanta nodi (circa 130 chilometri all’ora) contro la Lunata del Lido. «Hanno fatto il record, ci sono passati davanti dove li abbiamo cronometrati e pensavamo facessero il giro della lunata per venirci incontro e lasciar raffreddare i motori invece...», ha raccontato ai primi soccorritori uno dei cronometristi che attendevano l’equipaggio a Venezia. «Nell’urto Mario mi ha raccontato che la barca si è impennata - prosegue Sergio Invernizzi - e poi si è inabissata in mare dalla poppa, che anche la parte più pesante». Fabio Buzzi, Luca Nicolini e il meccanico olandese Eric Hoorm, ancora allacciati alle cinture, sono stati trascinati sott’acqua. La scena che si è presentata davanti agli occhi dei soccorritori è stata drammatica. Mario Invernizzi è stato trovato ferito mentre altri due componenti dell’equipaggio erano già deceduti.

Una volta raccolte le prime indicazioni i soccorritori hanno iniziato a cercare la quarta persona che mancava ancora all’appello. Un intervento non proprio semplice soprattutto per l’oscurità di quel tratto di mare. Solo attorno alle 22 i vigili del fuoco hanno comunicato che anche l’ultima persona che in un primo momento era solo dispersa, era purtroppo deceduta anche lei. «Non so cosa possa essere successo - spiega ancora Sergio Invernizzi -. Di sicuro avevano sulle spalle quasi un giorno di navigazione, saranno stati stanchi e quindi i riflessi potevano essere meno pronti». L'errore umano è il principale indiziato tra le possibili cause della tragedia su cui lavoreranno gli esperti della Capitaneria in accordo con la Procura di Venezia. Il motoscafo è stato posto sotto sequestro mentre il pm incaricato dell’inchiesta disporrà quasi certamente le autopsie sui corpi delle tre vittime.